Sfatare i falsi miti del No al referendum sulle trivelle con 2 settimane di vignette umoristiche. Questa l’iniziativa intrapresa dal WWF, il cui slogan è “Non Fateci Ridere”, che punta a fare chiarezza su alcuni temi caldi legati al quesito referendario del 17 aprile 2016.

Sono in tutto 7 le vignette che verranno presentate dal WWF, realizzate da diversi cartoonist tra cui Staino e Vauro. Firme che hanno prestato la loro creatività a supporto del Sì al prossimo referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016.

La prima vignetta presentata è quella di Pietro Vanessi (conosciuto nel mondo del cartoon come PV), vignettista, illustratore, pubblicitario e docente presso lo IED. Il disegno ritrae un uomo immerso nel mare che sorseggia un cocktail e afferma: “Viviamo in acque agitate, le trivelle servono anche a nasconderle”.

Un modo scherzoso per sostenere le ragioni del Sì che punta inoltre a smentire le principali tesi sostenute dal fronte del “No”. Queste le “5 bufale del No“, secondo il WWF, con tanto di risposta “sfata mito”:

  • Fronte del NO – la norma che si vuole abrogare consente solo ai giacimenti già esistenti entro le 12 miglia di continuare l‘attività produttiva sino all’esaurimento dei giacimenti.
  • Le ragioni del SI – la fascia offlimits delle 12 miglia è stata creata per difendere i nostri mari e le nostre coste e quindi è giusto che l’attività estrattiva termini quando finisce la concessione, come vuole l’Europa.
  • Fronte del NO – i nostri impianti industriali, progettati e realizzati dalla tecnologia italiana, sono tra i più sicuri al mondo.
  • La ragioni del SI – Il disastro del 2010 alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon ha provocato il più grave inquinamento marino mai registrato nei mari USA. Gli Stati Uniti sono notoriamente la prima potenza tecnologica su scala globale.
  • Fronte del NO – se vince il SI si dovrebbe interrompere l’attività estrattiva alla scadenza prevista dalla concessione, lasciando nel sottosuolo gli idrocarburi non ancora estratti.
  • Le Ragioni del SI – prolungare le concessioni oltre il termine dei 30 anni viola, semplicemente, le norme comunitarie ed è una bomba ad orologeria per l’ambiente.
  • Fronte del NO – attorno alle piattaforme c’è stato un ripopolamento della fauna marina e di alcune specie in estinzione.
  • Le ragioni del SI – L’onda nera del petrolio uccide pesci e cetacei e spezza il volo degli uccelli marini e soffoca di catrame i fondali e le coste, producendo per decine di anni effetti cancerogeni e mutageni. Anche durante l’attività di routine delle perforazioni petrolifere e a gas alto è l’inquinamento di sostanze chimiche dannose per tutti gli organismi viventi. Più che salvare le specie in estinzione, estinguono le specie.
  • Fronte del NO – È grave che a promuovere il referendum non siano stati i movimenti ambientalisti, ma le Regioni che, come istituzioni, dovrebbero garantire lo sviluppo e l’occupazione.
  • Le ragioni del SI – Le Regioni hanno proposto i quesiti perché il Governo ha tentato in ogni modo di eludere le competenze concorrenti in materia energetica che sono riconosciute loro dalla Costituzione. È la Corte Costituzionale che ha riconosciuto le loro ragioni. Sviluppo è anche la in difesa delle 60mila persone che lavorano nel settore della pesca e dei 47 mila esercizi del turismo costiero.

1 aprile 2016
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Giorgio, sabato 2 aprile 2016 alle23:01 ha scritto: rispondi »

Ma che ragioni e contro-ragioni sono?? Non hanno alcun senso! Le vere domande sono: Perché interrompere lo sfruttamento di risorse che ci rendono seppur solo parzialmente indipendenti energeticamente? La norma da abrogare viola davvero le norme comunitarie? Oppure è stata fatta proprio perché la concessione scadrebbe senza alcun divieto esplicito al suo prolungamento? È vero che le trivelle sono un pericolo ambientale, ma non lo sono forse anche i camion di idrocarburi e le centrali nucleari? [Parlando di nucleare, non è forse vero che vietammo le centrali per poi ritrovarcele al confine francese, correndo quindi gli stessi rischi ma senza alcun beneficio?] Inoltre le piattaforme lavorano da 30 anni (come avete detto voi), un paio d'anni in più faranno tutta questa differenza? Non è poi vero che tante delle trivelle estraggono metano e non petrolio? Il gas è sì pericoloso, ma molto meno rispetto al petrolio... Interrompere lo sfruttamento non lascerebbe aperta la possibilità dello sfruttamento da parte di altri soggetti, magari con un peso maggiore su Parlamento e Commissione Europea, tipo la Francia, Il Regno Unito o addirittura gli USA? A quel punto il pericolo ambientale sarebbe lo stesso, solo che non ci guadagneremmo più una lira. [Come è stato per le centrali nucleari] Questi sono i miei dubbi, che, onestamente, mi spingono a votare NO il 17 aprile. Se avete argomenti più solidi della paura di un incidente ambientale e qualche vaneggiamento di stampo pseudo-giuridico, sarò ben felice di ascoltarli/leggerli.

Lascia un commento