La petizione lanciata da Greenpeace su Change.org per accorpare il referendum sulle trivelle alle prossime elezioni amministrative ha registrato un’adesione record. I dati diffusi dall’associazione ambientalista parlano di oltre 40 mila firme raccolte in appena una settimana.

Gli attivisti hanno promosso la petizione per centrare un duplice obiettivo: agevolare la partecipazione dei cittadini al dibattito sulle politiche energetiche nazionali e risparmiare risorse pubbliche. Secondo le stime di Greenpeace l’Election Day permetterebbe di risparmiare tra i 300 e i 400 milioni di euro.

Andrea Boraschi, promotore dell’iniziativa, ha espresso soddisfazione per il successo della petizione. L’attivista ha sottolineato che l’accorpamento del referendum sulle trivelle alle elezioni amministrative è una soluzione vantaggiosa per tutti, anche per chi sostiene le politiche energetiche del Governo:

Il successo della petizione testimonia che gli italiani chiedono di poter partecipare alla vita democratica e hanno a cuore il buon uso del denaro pubblico.

Greenpeace lancia un nuovo appello al Presidente del Consiglio Matteo Renzi chiedendogli di scartare l’ipotesi di anticipare il voto sulle trivelle al 17 aprile. Gli ambientalisti temono lo sperpero di soldi pubblici e di non avere abbastanza tempo per organizzare la campagna referendaria e informare correttamente gli elettori.

Boraschi lancia una frecciatina al Governo Renzi accusandolo di sacrificare gli interessi dei cittadini a quelli dei petrolieri e di ostacolare il raggiungimento del quorum. Una brutta abitudine che secondo Boraschi meritava di essere rottamata insieme alla vecchia classe dirigente.

Greenpeace chiede aiuto anche al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano e agli altri presidenti regionali affinché non assistano inermi al sabotaggio del referendum sulle trivelle.

L’associazione ricorda infine che mettere a repentaglio i mari italiani e settori fertili quali la pesca e il turismo è una strategia dannosa e sterile. Gli idrocarburi presenti nei fondali italiani basterebbero a soddisfare il fabbisogno petrolifero nazionale a malapena per 8 settimane mentre le riserve di gas si esaurirebbero in soli 6 mesi. Lo Stato per via delle royalties basse avrebbe inoltre ben poco da guadagnare dalle concessioni petrolifere.

Greenpeace ricorda a Renzi gli impegni assunti alla recente COP21 di Parigi per mitigare i cambiamenti climatici, target inconciliabili con il sostegno all’industria dei fossili.

29 gennaio 2016
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