Il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum e quindi la soglia per la validità legale. Nonostante la schiacciante vittoria dei Sì (85,84%) non ha quindi avuto seguito la consultazione referendaria riguardante la durata delle attività estrattive degli impianti presenti entro le 12 miglia.

Il mancato raggiungimento del quorum ha dato vita a diverse reazioni nel panorama politico e ambientalista. Se da un lato il Presidente del Consiglio Renzi ha espresso soddisfazione per tale risultato, dall’altro molti dei promotori e sostenitori del referendum hanno visto nei 13 milioni di Sì un segnale che potrà difficilmente essere ignorato dal Governo (soprattutto ponendo tale dato in relazione ai poco più di 10 milioni e 300 mila votanti che hanno fruttato al PD la maggioranza alla Camera – elezioni 2013, dati Ministero dell’Interno).

Ricorso al MiSE

Al di là delle possibili ripercussioni future, ipotizzate perlopiù in un possibile effetto sul referendum costituzionale di ottobre, nell’immediato si annunciano nuove battaglie per i Comitati per il Sì contro le trivelle. L’annuncio oggi in una conferenza stampa alla Camera, durante la quale il costituzionalista Enzo Di Salvatore ha reso pubblica l’intenzione, da parte dei promotori del quesito referendario, di inoltrare un ricorso presso il MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico).

Oggetto del ricorso la richiesta di “blocco immediato di cinque concessioni estrattive entro le 12 miglia”. Secondo quanto ha dichiarato Di Salvatore:

Queste concessioni sono scadute da tempo e la proroga è illegittima. La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Il MiSE non si è mai pronunciato a riguardo, di conseguenza le aziende petrolifere stanno continuando ad estrarre senza autorizzazione.

Unione Europea

Una delle possibilità a disposizione degli ambientalisti si chiama UE. Questo in quanto la normativa attuale violerebbe alcune disposizioni stabilite proprio dall’Unione Europea. Come ha sottolineato Rossella Muroni, presidente di Legambiente:

La proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas rimane una colossale ingiustizia, in contrasto con le regole del diritto UE sulla libera concorrenza.

Legambiente ha poi annunciato le prossime iniziative in tal senso, confermando che la battaglia dell’associazione contro le trivelle proseguirà anche dopo il referendum del 17 aprile:

Legambiente annuncia quindi che nei prossimi giorni presenterà una denuncia alla Commissione europea contro la norma che concede concessioni illimitate per le estrazioni di petrolio e gas.

Iniziativa alla quale si uniranno anche i Comitati per il Sì, che in sede europea denunceranno la violazione da parte dell’Italia delle normative che regolano l’estrazione degli idrocarburi (direttiva 94/22/CE).

Renzi e Napolitano denunciati ai Carabinieri in Puglia

Nell’acceso dibattito sull’esito del referendum una voce fuori dal coro potrebbe rappresentare un curioso precedente nella storia elettorale italiana. Si tratta della denuncia inoltrata ai Carabinieri da parte di Francesco Santantonio, salentino di Torre Suda, marina di Racale.

Secondo il 60enne pugliese sia l’attuale Presidente del Consiglio Renzi che l’ex Presidente della Repubblica (ora senatore a vita) Giorgio Napolitano avrebbero violato l’art. 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. del 30 marzo 1957. Questo il testo del sopracitato articolo, la cui presunta violazione dovrà ora essere oggetto di indagine da parte della magistratura:

1.Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

18 aprile 2016
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 19 aprile 2016 alle19:35 ha scritto: rispondi »

Di certo non ha vinto il popolo italiano bensì le multinazionali.

Lascia un commento