Ad aggiungersi al fronte del SI per il referendum del 17 aprile, che deciderà se le concessioni delle piattaforme per l’estrazione di petrolio e di gas entro le 12 miglia nei nostri mari verranno sfruttate fino all’esaurimento dei pozzi o fino alla scadenza delle autorizzazioni, ci sono in questi giorni anche le aziende che fanno capo ad ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) e AssoRinnovabili.

Pur essendo entrambe le associazioni affiliate a Confindustria, i cui vertici si sono già schierati per il NO, vogliono esprimere la loro presa di posizione che, specificano, non si basa su questioni tecniche o sulla demonizzazione delle trivelle in sé. Il messaggio che vogliono far passare è che il Governo Renzi sta dimostrando nei confronti delle fonti fossili un atteggiamento di favore rispetto alle energie rinnovabili. Simone Togni, presidente di ANEV spiega:

In un Paese normale si dovrebbe votare per il NO, ma in Italia si penalizzano le energie verdi in tutti i modi, mentre per chi estrae petrolio e gas è tutto permesso. A noi del settore eolico, che pure abbiamo contribuito e non poco a raggiungere i limiti di abbattimento della produzione di CO2 come prevede l’Europa, pongono difficoltà tecniche a non finire, il settore degli idrocarburi che sfrutta risorse che sono di tutti gli italiani ha facilitazioni da parte del governo.

L’atteggiamento di parte è evidente, secondo Togni, se si pensa che si è scelto di dividere la data del referendum rispetto a quella delle amministrative. In tal modo sono stati sprecati un sacco di soldi solo per ridurre la probabilità che ogni cittadino vada ad esprimere la propria opinione: si sa che se il referendum non raggiungerà il quorum nessun risultato raggiunto avrà valore. Togni fa poi riferimento al fatto che, mentre gli incentivi alle rinnovabili sono stati tagliati in maniera retroattiva il referendum stabilisce invece che, se anche vincesse il SI, le concessioni arriveranno alla scadenza e non saranno chiuse.

Anche Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili, si allinea a questa posizione e sottolinea come contraddittorio e incoerente il comportamento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che:

Elogia all’estero i successi italiani delle rinnovabili di Enel Green Power e poi in Italia attua politiche che non solo fermano lo sviluppo delle rinnovabili, ma rischiano addirittura di riportarle indietro.

Sottolinea poi, riguardo ai rischi paventati di perdite di lavoro nel caso fosse il SI a vincere, che non si pensa mai invece ai 7 mila posti di lavoro che la filiera del biometano, ad esempio, potenzialmente promette.

Se da una parte si tenta di far credere che gli idrocarburi che l’Italia nasconde nel suo sottosuolo potrebbero soddisfare il 13% del fabbisogno energetico, è vero dall’altra che se la tecnologia per la produzione del biometano fosse sfruttata appieno, sarebbe in grado di far fronte, da sola, alla metà di questa cifra e forse anche di più.

4 aprile 2016
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