Il 3 giugno si svolgerà il referendum sulla caccia in Piemonte. Il presidente Roberto Cota ha finalmente fissato la data per il quesito, in ottemperanza a quanto stabilito lo scorso 10 febbraio dal TAR. Soddisfazione dei comitati referendari, da 25 anni in lotta affinché vengano rimossi molti dei privilegi di cui godono le doppiette nel territorio piemontese.

Nel testo del referendum sulla caccia la richiesta di norme più rigide e restrittive, non una vera e propria abolizione della pratica venatoria. Nonostante questo possa far storcere la bocca a molti animalisti, il successo del quesito rappresenterebbe un passo in avanti deciso verso il definitivo stop alle uccisioni. Vediamo quali le norme che la consultazione referendaria potrebbe modificare o abrogare.

Primo provvedimento è la limitazione del numero di specie cacciabili, che di fatto si ridurrebbe a lepri, faggiani e cinghiali. Un discorso a parte merita il colino della Virginia, incluso nel gruppo, ma salvato dal recente inserimento nell’elenco degli uccelli a rischio estinzione. Gli animali esclusi da questo poco invidiabile elenco potranno essere cacciati solo in caso di sovrannumero potenzialmente dannoso per l’agricoltura.

In caso di successo del referendum non sarà più possibile cacciare la domenica e su terreni innevati. In ultimo si chiede l’abolizione delle deroghe concesse alle aziende faunistiche-venatorie: la possibilità nelle ex riserve private di abbattere esemplari cacciabili in un numero molto più elevato rispetto alle aree libere.

L’appuntamento per i cittadini piemontesi ricordiamo è per il 3 giugno, al quale ci auguriamo accorrano in grande numero. Sarà importante la vittoria dei sì, ma anche la stessa partecipazione dei cittadini al quesito, specialmente se con alte percentuali di votanti, poiché rappresenterebbe un chiaro messaggio del sostegno degli italiani al movimento animalista. Chissà che dal Piemtonte possa riprendere slancio nazionale il movimento contro la caccia in Italia.

24 febbraio 2012
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