Referendum nucleare: ecco chi è rimasto deluso

Se molti festeggiano, non manca in Italia il partito dei “delusi” dall’esito referendario. Soprattutto sul fronte pro-nucleare sembra regnare lo sconforto. Sul sito del Forum Nucleare campeggia un brevissimo comunicato di Chicco Testa:

Prendiamo atto, con rispetto, del pronunciamento sul nucleare degli elettori al referendum.

Rimane necessario per il paese configurare una strategia energetica che sappia rispondere alle necessità degli scenari futuri, puntando in particolare sul risparmio ed efficienza energetica.

È necessario che l’Italia continui a monitorare la ricerca e gli sviluppi sull’utilizzo della tecnologia nucleare in un’ottica di modernizzazione e aumento della competitività.

Lo stesso Testa ha poi dichiarato al Sole 24 Ore:

La strada per il nucleare è preclusa, rispettosamente bisogna prenderne atto. Ora bisogna tornare a ragionare sulle politiche energetiche, a partire dal tema dell’efficienza e del risparmio energetico, allo scopo di ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese.

Un po’ più articolate le riflessioni di Umberto Veronesi, da sempre sponsor dell’energia atomica:

Sono soddisfatto dell’affluenza al referendum, che è segno di forte partecipazione civile e dunque un buon segno per il Paese, e mi inchino di fronte alla volontà negativa dei cittadini rispetto al nucleare. Tuttavia personalmente ritengo che sia grave per l’Italia rinunciare alla possibilità di far fronte alla futura insufficienza energetica anche con il nucleare. Ne sono tanto più convinto se considero che i Paesi avanzati del mondo, anche dopo l’incidente giapponese, danno priorità assoluta al prossimo scenario del dopo-petrolio e stanno studiando metodi di produzione di energia nucleare più efficienti e più sicuri. Sono preoccupato seriamente perché l’Italia non possiede fonti energetiche proprie ed è già nella situazione di dipendenza energetica, che gli altri Paesi si stanno impegnando a evitare con consapevolezza e impiego di risorse. Temo fortemente, infine, che la ricerca italiana, già proiettata sulla fusione nucleare, si fermerà e sappiamo che senza ricerca non c’è futuro. Il mio timore è che l’Italia possa finire per essere un’appendice turistica del mondo avanzato

Ma, a parte Veronesi, il mondo del pro-nucleare sembra incapace di reagire alla batosta presa. A coprire il vuoto d’analisi lasciato da politici e scienziati – che non vanno oltre a laconiche dichiarazioni -, ci hanno pensato i giornalisti. Curiosa la lettura che Vittorio Feltri dà su Il Giornale, dell’esito referendario, estremamente preoccupato di svuotarlo da ogni significato politico:

Suggestionata da pubblicità ingan­nevole, più della metà degli italiani ha risposto al richiamo dei referendum che, per­tanto, hanno ottenuto il quorum necessario alla loro validità. Non c’è da stupirsi. Dopo il disastro in Giappone, la gente è letteralmente terrorizza­ta dal nucleare e lo rifiu­ta. Contro la paura, razio­nale o irrazionale, non c’è rimedio. E molti citta­dini di centrodestra si so­no uniti a quelli di centro­sinistra nel respingere l’energia giudicata «peri­colosa ». La politica non c’entra. Chi assicura che s’è trattato di una consul­tazione per dire Sì o No a Silvio Berlusconi sbaglia sapendo di sbagliare.

Ed a raccontarci i presunti “guasti” dei referendum ci pensa, sempre su Il Giornale, un’altra penna calda della destra filo-governativa, Nicola Porro:

E adesso questo benedet­to referendum ce lo paghia­mo. Le folle festanti che gioi­scono per l’acqua pubblica e l’energia finalmente verde hanno inconsapevolmente scelto per tutti noi: più tasse. Non penseranno mica che il conto sia gratis. Destra e sini­stra qua c’entrano poco: Za­ia, il governatore veneto, co­me Bonelli, il leader verde, pa­ri sono. «Il buon senso c’era, ma se ne è stato nascosto per paura del senso comune»; è l’atteggiamento bipartisan che in molti hanno avuto. Il trucchetto grazie al quale i costi della scellerata scelta sono stati nascosti sotto il tappeto si chiama illusione finanziaria, come la definì un grandissimo economista italiano di inizio Novecento, Amilcare Puviani. Semplificando, si tratta di quella trappola che tendono con abilità i politici quando un costo per la collettività – invece di cancellarlo – lo spostano in un anfratto ben poco visibile. Il referendum appena passato sull’acqua è un caso di scuola.

Sul nucleare Puviani avrebbe potuto scrivere un trattato. Al suo posto, si parva licet, lo ha fatto l’Authority per l’energia. Il discorso in questo caso, limitandosi solo all’aspetto economico, è ancora più semplice. A gran voce si reclamano, come alternativa al nucleare, il sole e il vento. Purtroppo vento e sole non sono efficienti quanto i combustibili fossili e l’atomo, e dunque tocca dare loro un incentivo. Niente da fare: anche in questo caso Babbo Natale non si è fatto vedere. L’Authority ha calcolato per il 2011 tale incentivo in circa 5 miliardi di euro. Ma chi ha messo per terra una pala o un pannello ne ha diritto (a tariffa costante senza riduzioni) per i prossimi 20 anni.

Tantissima rabbia e acredine, dunque. Strano però che non sia contro gli Italiani che hanno votato, ma contro chi li avrebbe ingannati, utilizzando media e tecniche di “convincimento di massa”.

14 giugno 2011
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I vostri commenti
Guido Grassadonio, mercoledì 15 giugno 2011 alle7:28 ha scritto: rispondi »

pur non concordando con Enzo sul nucleare, mi trovo estremamente d'accordo con gran parte del suo discorso: la scommessa sulle rinnovabili può essere facilmente persa, se non sarà affrontata seriamente e con cognizione di causa.

Enzo R., mercoledì 15 giugno 2011 alle7:20 ha scritto: rispondi »

Come rispetto le decisioni democratiche, rispetto anche le sensazioni. Sono uno qualsiasi e non so come scapperei in 10 minuti da alcunché, specie in reazioni inattese e velocissime. Ma ad essere pratici, non val la pena di chiedersi come sono fatti quelli, come me, che sono a favore del nucleare. Posso solo dire che non ho alcun interesse, salvo quello tecnico e scientifico, per tale forma di generazione di energia elettrica o termica. Penso invece che, preso atto della volontà popolare, occorra passare velocemente alla pratica: il risparmio energetico si può (e si poteva) attuare subito; si tratta di educare gli italiani a questa pratica per la quale abbiamo sempre dimostrato una irresponsabile repulsione (ma non siamo gli unici). Per le altre fonti occorre in tempi brevissimi un piano energia assai complesso, soprattutto in termini di bilanci economici ed energetici. Gli investimenti nelle rinnovabili richiedono, come qualsiasi altra opera, percezione chiara di tempi, metodi, risorse finanziarie ed energetiche necessarie. Quanto ai posti di lavoro, occorre essere certi che la produzione di componenti ed impianti sia svolta interamente nel nostro Paese. Questa certezza temo che non sia affatto scontata, per più di un motivo. 

Od1ug, mercoledì 15 giugno 2011 alle0:45 ha scritto: rispondi »

ho sempre avuto la sensazione che chi è favore al nucleare nel suo paese è la stessa gente che i caso di incidente nucleare può scappare in 10 minuti. io ho votato SI

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