Referendum: Berlusconi non andrà a votare

Penso che non mi recherò a votare. È quanto ha affermato il presiedente del consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri, aggiungendo che “È diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum“. Le dichiarazioni, come era abbastanza semplice prevedere, hanno provocato diverse reazioni fra sostenitori e oppositori del governo.

Gli unici commenti a difesa del premier non potevano che arrivare dal proprio partito e, in particolare, da Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl a Montecitorio:

Il referendum è per definizione uno strumento per condurre una battaglia politica ed è ben diverso, come istituto, dalle elezioni. È giusto dire che non partecipare alle elezioni toglie credibilità alle istituzioni, ma non è altrettanto vero per la mancata partecipazione a esso. Rispetto a un referendum, infatti, si può votare sì per condividerlo, ma se non lo si condivide si può scegliere il no, oppure la non partecipazione. Si tratta di una linea che nel passato è stata seguita da forze politiche di vario segno.

Di parere opposto il leader del Pd, Pierluigi Bersani (“Se non va a votare lui, ci andranno gli italiani”.) e il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, che non ha perso l’occasione per punzecchiare il premier:

Credo sia importante andare a votare perché depotenziare l’istituto referendario facendo leva sul mancato raggiungimento del quorum sarà anche legittimo ma politicamente sbagliato. Mi auguro che vincano posizioni in grado di spingere alla modernizzazione del Paese.

Secco infine Angelo Bonelli, leader dei Verdi:

Le dichiarazioni di Berlusconi offendono la Costituzione, su cui sia i ministri che lo stesso Berlusconi hanno giurato. L’articolo 48 dice che l’esercizio del voto è un dovere civico: dovere evidentemente snobbato da chi riveste le più alte cariche della Repubblica.

Tralasciando la normale dialettica politica, continuano a restare irrisolti i problemi legati al voto degli italiani all’estero. L’ultimo intervento in merito è del segretario nazionale dei Radicali Italiani, Mario Staderini:

Il voto all’estero mette a rischio il quorum di tutti e quattro i quesiti, non solo il nucleare, e i problemi riguardano chi non ha votato, più che coloro che ne hanno avuto la possibilità.

Mentre continuano ad arrivare dall’Europa e dall’America Latina segnalazioni di gravi irregolarità del voto, è oramai documentato che le modalità con cui è stato gestito il voto non hanno messo nelle condizioni di votare buona parte degli italiani oltreconfine. Non è tollerabile che l’esito dei quattro referendum sia deciso, anziché dal voto di venti milioni di italiani che si recheranno alle urne, dal mancato adempimento da parte delle istituzioni dei propri obblighi.

Presenterò nelle prossime ore un’istanza alla Cassazione perché – spiega Staderini – non siano considerati, ai fini del quorum di tutti e quattro i referendum, quegli italiani all’estero che non hanno votato e di cui il Governo non è in grado di dimostrare che siano stati ragionevolmente messi nelle condizioni di votare.

10 giugno 2011
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