L’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi ha aderito alla staffetta dei sindaci promossa da Legambiente a favore del Sì al referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016. Secondo gli ambientalisti il sostegno degli 89 Comuni alla causa è fondamentale. Nessuno conosce meglio il territorio e dà più valore alla sostenibilità dei sindaci che hanno scelto di puntare sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica.

L’Associazione dei Comuni virtuosi inoltre sin dalla sua nascita ha messo la partecipazione democratica al centro della vita politica. I cittadini sono stati coinvolti attivamente nelle strategie energetiche e nelle politiche per migliorare la qualità della vita e la gestione del territorio.

Legambiente ha incontrato i vertici dell’Associazione dei Comuni virtuosi ieri a Roma davanti a Palazzo Chigi per sancire l’adesione alla staffetta dei sindaci a favore del Sì al referendum anti-trivelle. Il presidente dell’associazione Bengasi Battisti ha spiegato che i Comuni virtuosi non potevano che schierarsi a favore del Sì:

Votare Sì significa tutelare i luoghi, restituirli alle future generazioni, sancire il protagonismo delle comunità locali, la democrazia partecipata, e soprattutto la responsabilità degli abitanti rispetto al proprio futuro.

Ppresente all’incontro il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che si è detto convinto che il referendum contro le trivellazioni possa sancire l’inizio di una nuova stagione energetica per l’Italia. Per il primo cittadino parmense il Governo non deve più investire sulle fonti fossili.

Il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani ha accolto con entusiamo l’adesione dei Comuni alla staffetta per il Sì:

È un bel segnale che invita alla partecipazione al voto il prossimo 17 aprile e che risponde anche a chi promuove l’astensione a una consultazione popolare che riguarda da vicino la vita dei cittadini e il futuro dei territori.

L’associazione in una nota ricorda che votare Sì al referendum anti-trivelle permetterà di abolire la norma che concede alle compagnie petrolifere già in possesso di una licenza la libertà di perforare a tempo indeterminato entro 12 miglia marine dalle coste italiane. Un’attività ad alto impatto ambientale e con scarsi benefici economici, rischiosa per gli ecosistemi marini e per le popolazioni locali, dipendenti dalla pesca e dal turismo.

1 aprile 2016
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