Gianni Silvestrini, Luca Mercalli, Mario Tozzi: sono solo alcuni degli oltre 50 scienziati che hanno sottoscritto un appello a favore del Sì al referendum anti-trivelle, in programma il 17 aprile prossimo. La comunità scientifica italiana ha chiesto al Governo di disincentivare le fonti fossili per accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili e sostenere la ricerca di nuove tecnologie pulite.

Nel documento gli scienziati italiani ricordano al Governo l’impegno contro i cambiamenti climatici assunto alla COP21 di Parigi. Gli obiettivi di riduzione delle emissioni, che verranno ratificati il 22 aprile prossimo a New York, secondo gli esperti sono incompatibili con politiche energetiche a favore dei fossili.

Gli esperti hanno ricordato che il petrolio e il gas naturale forniti al Paese dalle piattaforme entro le 12 miglia sono irrisori. Il petrolio estratto soddisfa appena lo 0,9% dei consumi nazionali, mentre la percentuale di gas naturale non supera il 3%. Gli scienziati fanno notare al Governo che il resto del mondo sta investendo nelle fonti pulite:

Le rinnovabili rappresentano la prima voce di investimento nel mondo che nel 2015 ha raggiunto 329 mld di dollari, quintuplicati rispetto a 5 anni prima. La crescita nel mondo dell’energia elettrica prodotta da rinnovabili nel 2015 è stata dell’8,3%.

Riguardo alla perdita occupazionale lamentata dal Governo in caso di vittoria del Sì gli scienziati fanno notare che le piattaforme oggetto del referendum anti-trivelle impiegano 3 mila addetti dei 9 mila totali della filiera. Questi occupati non perderanno il posto di lavoro il 18 aprile perché le piattaforme continueranno a essere operative fino alla scadenza delle concessioni.

Il mancato sostegno del Governo al settore delle energie rinnovabili ha invece fatto molti più danni, causando la perdita di 10 mila posti di lavoro nel 2015, di cui 4 mila solo nell’eolico. Con una svolta green nelle politiche energetiche in Italia i posti di lavoro nelle rinnovabili potrebbero sfiorare quota 100 mila entro il 2030.

Continuare a sostenere il petrolio e il gas naturale rischia invece di causare perdite economiche e ambientali importanti:

L’attività delle piattaforme può rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose, come olii, greggio (nel caso di estrazione di petrolio), metalli pesanti o altre sostanze contaminanti (anche nel caso di estrazione di gas), con gravi conseguenze sull’ambiente circostante.

Gli scienziati bollano come irresponsabili gli inviti all’astensione, chiedendo ai politici e ai cittadini di partecipare alla consultazione per far trionfare la democrazia.

13 aprile 2016
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I vostri commenti
Gaetano Serra, giovedì 14 aprile 2016 alle16:56 ha scritto: rispondi »

Cerchiamo di essere generosi con le future generazioni, quel po di gas e petrolio lasciamoglielo per i giorni più bui.

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