A poco più di due settimane dal referendum contro le trivellazioni il comitato promotore pugliese lancia una nuova campagna a favore del Sì. L’annuncio è arrivato dal delegato del Consiglio regionale della Puglia Giuseppe Longo. L’iniziativa prevede l’affissione di manifesti a favore del Sì nei Comuni pugliesi. I fondi per il finanziamento della campagna referendaria provengono dalle indennità di aprile 2016 dei consiglieri regionali pugliesi.

La nuova campagna servirà a informare i cittadini sul referendum anti-trivellazioni in programma per il 17 aprile, rompendo il silenzio sull’evento degli organi di informazione tradizionali. Nelle scorse ore a scagliarsi contro la scarsa attenzione del sistema informativo verso il referendum è stato Piero Lacorazza.

Il governatore della Basilicata si è detto allibito dall’assenza del referendum da gran parte dei canali d’informazione più seguiti dai cittadini. L’esponente del Partito Democratico ha dato mandato di indagare sulla violazione della par condicio, denunciando che solo un cittadino su quattro sa che il 17 aprile si svolgerà un referendum:

Il quorum determina la validità della consultazione popolare. Quindi l’assenza quasi totale d’informazione favorisce l’astensionismo e altera la par condicio, modificando le regole del gioco.

Lacorazza citando i dati Agcom sottolinea che dal 16 febbraio al 4 marzo gli organi d’informazione non hanno parlato del referendum sulle trivellazioni. L’argomento è stato trattato superficialmente solo negli ultimi 18 giorni.

Ad affrontare ampiamente il tema del referendum sostenendo le ragioni del sì è invece la diocesi di Trani. Don Matteo Martire invita i fedeli a votare sì per tutelare i mari dai rischi delle trivellazioni petrolifere. Il religioso elenca quattro buone ragioni per vietare le trivellazioni entro 12 miglia dalla costa:

  1. Prevenire le maree nere che causerebbero danni alla pesca e al turismo;
  2. Proteggere la fauna dall’airgun, tecnica usata per individuare nuovi giacimenti che prevede bombardamenti a base di aria compressa;
  3. Evitare fenomeni sismici legati alle perlustrazioni e alle perforazioni petrolifere;
  4. Preservare l’ambiente costiero, un patrimonio naturale ed economico dal valore inestimabile;

Anche Legambiente è tornata a ricordare l’inutilità di nuove trivellazioni, sottolineando che il gas estratto dalle piattaforme entro le 12 miglia soddisferebbe appena il 3% dei consumi nazionali. Greenpeace invita il Governo Renzi a frenare il declino delle energie rinnovabili, dirottando gli investimenti nei fossili in costante crescita verso le fonti pulite.

Un appello condiviso dal WWF, che si mostra critico verso le politiche energetiche del Governo Renzi. In una nota l’associazione ambientalista evidenzia il disagio crescente della maggioranza di fronte alla crescita del fronte del sì al referendum sulle trivelle:

Altro che inutile consultazione referendaria. Il Governo non solo non convince gli italiani, ma non ha convinto né l’Ufficio centrale per i referendum, né la Corte Costituzionale che hanno ritenuto più che utile la consultazione referendaria per abrogare la furbesca norma proposta dal Governo.

30 marzo 2016
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