La firma del Presidente della Repubblica Mattarella ha confermato la data del 17 aprile 2016 come appuntamento per il voto del Referendum anti-trivelle. Malgrado le polemiche sul mancato accorpamento con le elezioni amministrative non siano ancora sopite, l’avvicinarsi del voto ha imposto ad associazioni ambientaliste ed enti locali una marcia forzata per informare i cittadini sui vari aspetti che contraddistinguono l’ormai prossima consultazione referendaria.

L’avvicinarsi del Referendum anti-trivelle ha visto ad esempio la manifestazione pacifica di Greenpeace in piazza Venezia, quale invito rivolto ai cittadini affinché siano consapevoli delle possibilità offerte dalla consultazione popolare.

Quello che si voterà il 17 aprile 2016 è l’unico dei sei quesiti referendari, proposti da 10 Regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise; l’Abruzzo ha poi ritirato il suo sostegno ai quesiti), confermato dopo le modifiche alla Legge di Stabilità introdotte dal Governo Renzi. Tali variazioni avrebbero “recepito”, secondo la sentenza emessa l’8 gennaio 2016 dalla Corte di Cassazione, i temi contenuti in cinque dei referendum in discussione.

Sei Regioni (Basilicata, Campania, Liguria, Puglia, Sardegna e Veneto) hanno presentato, in risposta alla sentenza della Cassazione, un “conflitto di attribuzione” presso la Corte Costituzionale. Questo in quanto, secondo gli enti locali, la materia sulla quale è intervenuto il Governo Renzi è di competenza, per quanto concerne due dei quesiti respinti, della Regioni in base all’Art.117 della Costituzione Italiana (modificato con la riforma costituzionale del 2001).

Il 9 marzo la Corte Costituzionale dovrà esprimersi, e qualora fosse ritenuto ammissibile il conflitto di attribuzione lo stesso organo dovrebbe entrare nel merito. In caso di parere favorevole per le Regioni i due quesiti dovranno essere riammessi e sottoposti al giudizio dei cittadini italiani.

Il primo dei due quesiti riguarda il “Piano delle aree” ovvero il quesito che prevede il ripristino del coinvolgimento delle Regioni nella pianificazione delle trivellazioni, abolito dal Governo attraverso un emendamento alla Legge di Stabilità. Il secondo interviene in merito alla “Durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento” che riguardano gli idrocarburi, sia liquidi che gassosi, sulla terraferma.

Data di voto e quorum

Innanzitutto è importante sapere, oltre alla data del voto che ricordiamo fissata per il 17 aprile 2016, che esiste per questo tipo di votazioni la necessità del raggiungimento di un quorum del 50% dei votanti. A stabilirlo l’articolo 75 della Costituzione italiana.

È intervenuta invece una legge della Repubblica Italiana, approvata nel 2011, nella disputa riguardante la possibilità di un “Election Day” ovvero l’accorpamento delle votazioni amministrative con il quesito referendario. Proprio il citato “decreto 98/2011″ esclude l’ipotesi che le due consultazioni possano avvenire in concomitanza l’una con l’altra.

Cosa si vota e cosa cambierebbe col sì

I cittadini italiani saranno chiamati a votare il prossimo 17 aprile 2016 il seguente quesito referendario:

Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?

Questo significa che nessun giacimento che si trovi in mare ed entro le 12 miglia dalla costa possa continuare le operazioni una volta superato il termine di durata della concessione. Tale disposizione in ogni caso non si applicherebbe alle trivellazioni sulla terraferma e a quelle che si trovano oltre le 12 miglia.

L’eventuale vittoria del Sì comporterebbe, in caso di raggiungimento del quorum, l’abrogazione dell’articolo 6 comma 17 del Codice ambientale, nel quale è consentita la durata delle trivellazioni fino a che il giacimento “lo consenta”.

Il Sì porterebbe alla fine delle operazioni, entro le 12 miglia, anche qualora il giacimento consentisse l’ulteriore messa in atto di trivellazioni offshore. Tra i giacimenti interessati dall’eventuale vittoria del Sì anche il Vega di Edison, mare di Sicilia, nei pressi di Ragusa.

29 febbraio 2016
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