La discussione sul referendum del 4 dicembre 2016 si è polarizzata tra renziani e non renziani ed esclusivamente sugli aspetti economici della vittoria o meno del sì e del no. Non sono stati analizzate invece nel dettaglio quali possano essere le conseguenze sull’ambiente. Ecco perché a distanza di pochi giorni dal voto un gruppo di ambientalisti ha lanciato un appello che spiega diffusamente quali possano essere le conseguenze negative della vittoria del sì e perché si debba votare no.

A firmare l’appello sono personaggi stimati del mondo ambientalista italiano: Livio De Santoli, professore ordinario di Energy Management de La Sapienza, Angelo Consoli direttore dell’Ufficio europeo di Jeremy Rifkin, l’ex ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il costituzionalista del movimento NO TRIV Enzo Di Salvatore, il magistrato ambientalista Gianfranco Amendola, Elio Lannutti, presidente Adusbef, Maurizio Turco ex parlamentare italiano e europeo radicale, e tanti attivisti di realtà locali impegnate quotidianamente nella difesa del territorio.

Livio de Santoli, primo firmatario del documento ha affermato:

“L’esigenza di diffondere questo appello deriva dal paradosso che questa riforma dell’articolo 117 della Costituzione conferisce allo Stato centrale competenza esclusiva (quindi maggiori poteri decisionali) su materie energetiche e ambientali, quando lo stesso Stato non si è dimostrato all’altezza nemmeno di far fronte alle poche competenze “concorrenti” che aveva sulla base della riforma del 2001. Infatti l’Italia non ha un piano energetico dagli anni ’80. Era un altro mondo. In questi trent’anni è cambiato tutto, l’energia rinnovabile con le sue reti intelligenti e i suoi costi contenuti si è affacciata prepotentemente sulla scena, ma l’Italia continua a non avere un piano energetico. Cosa ci fa pensare che lo Stato sarà in grado di far fronte alla competenza esclusiva in materia di energia quando non è riuscito a ottemperare nemmeno a quelle minori che aveva in regime di competenza concorrente? La Costituzione va sì riformata, ma estendendo le tutele ambientali e gli spazi di partecipazione, non restringendoli”.

Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’ambiente, ricorda che:

“l’obiettivo di questo appello è quello di risvegliare lo spirito del 2011, quello che portò più di 25 milioni di italiani (oltre il 95% dei votanti) a fermare il nucleare e il tentativo di privatizzare l’acqua e i beni comuni, uno spirito che non è affatto rifluito e che appena 7 mesi fa si è espresso anche con gli oltre 13 milioni di voti contro le trivelle dello scorso 17 aprile.”

Il fulcro dell’opposizione al “sì” da parte degli ambientalisti deriva sostanzialmente dal passo indietro che si farebbe sul fronte del decentramento. Spiegano infatti gli ambientalisti, al punto uno dell’appello, che qualora vincesse il sì, la riforma introdurrebbe una clausola di supremazia, che interromperebbe il percorso federalista intrapreso in questi anni, imprimendo alle relazioni tra Stato, Regioni e Comuni, una svolta centralista proprio in settori come la tutela dell’ambiente e il governo del territorio, su cui più forte deve essere il coinvolgimento di regioni comuni e della comunità locale.

C’è da dire che il fronte ambientalista, al di là dell’appello realizzato, è quantomai eterogeneo e anche associazioni solitamente schierate sui quesiti referendari come Legambiente, hanno preferito non sostenere né il sì, né il no. In occasione del referendum sulle trivellazioni tutti, o quasi, i movimenti ambientalisti avevano fatto fronte comune, nel caso della consultazione di domenica 4 dicembre invece non vi è stata alcuna mobilitazione. Difficile dunque prevedere come si schiereranno gli elettrori, anche coloro che hanno più a cuore l’ambiente, difronte ad un quesito referendario che come pochi nella storia repubblicana sta dividendo il paese.

2 dicembre 2016
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I vostri commenti
Silvano, sabato 3 dicembre 2016 alle22:26 ha scritto: rispondi »

Mexsilvio non fermarti ai legnetti o al "diritto di legnatico", cerca di ampliare la tua visione del mondo e ti accorgerai che l'ecologia è molto più complessa e importante. Questo governo lo vedo molto più impegnato a difendere le multinazionali che la vita sana degli italiani.

mexsilvio, venerdì 2 dicembre 2016 alle22:53 ha scritto: rispondi »

Gli ambientalisti ..!!! quelli che sono in gran parte responsabili delle alluvioni delle ultime settimane ..!!! con le leggi volute da loro , nessuno puo' piu' prendere un ramo , dal letto di un fiume ..!! per millenni abbiamo avuto il diritto di legnatico , che serviva a prelevare alberi morti caduti nei fiumi , e alberi cresciuti in riva a fiumi , questo per secoli ha permesso di avere alvei puliti , dove in occasione di grandi piogge le acque hanno potuto per secoli defluire a valle ..?? oggi abbiamo crescita disordinata di alberi , nessuno che pulisca o tolga gli alberi che cadono nei fiumi , e che quasi sempre sono responsabili di esondazione , quando non di crollo di ponti ..???

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