La specie è stata reintrodotta nel Vecchio Continente di recente, grazie a un progetto dell’Unione Europea che ha coinvolto la Germania, l’Italia e l’Austria. Eppure, pare non vi sia pace per le sorti dell’ibis eremita, un volatile costantemente in via d’estinzione per via della pressione venatoria e del bracconaggio. L’ultimo caso si sarebbe verificato in provincia di Brescia, nel comune di Darfo Boario Terme, così come confermano il WWF e il Corriere della Sera: un esemplare è stato rinvenuto senza vita, poiché colpito da una o più fucilate.

Il ritrovamento è stato possibile grazie al lavoro delle Guardie del WWF Lombardia, già attive dallo scorso venerdì. Il ricevitore GPS di cui ogni ibis è dotato, infatti, ha segnalato come il volatile fosse immobile nella stessa posizione per circa 24 ore. Recuperato senza vita e trasportato presso l’Oasi di Valpredina, il corpo dell’esemplare è stato sottoposto a indagini radiografiche, utili a confermare il decesso per colpi d’arma da fuoco. I veterinari, riferisce il Corriere della Sera, avrebbero quindi estratto circa 80 pallini da caccia.

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L’ibis in questione, chiamato Enno, faceva parte del programma di reintroduzione Waldrappteam: un’iniziativa, elaborata su base scientifiche, per riportare specie localmente estinte nei loro luoghi d’origine. Nonostante si tratti di animali protetti, non è però la prima volta che un ibis del progetto cada sotto i colpi dei cacciatori: nel 2014 vennero ritrovati senza vita gli esemplari Goja e Jedi, mentre nel 2016 la stessa sorte è toccata per i giovani Kato e Tara. Degli episodi preoccupanti, per una specie che conta poche decine di esemplari, così come spiega Paola Brambilla, delegato Lombardia di WWF Italia:

Questo ennesimo gravissimo atto, mostra con tutta evidenza l’impatto dell’attività venatoria. Abbiamo proprio evidenziato nelle ultime settimane l’abnorme numero di rapaci feriti ricoverati nell’ultimo mese presso il Cras Valpredina: un totale di 30 esemplari. A cui aggiungere quelli ricoverati presso il Cras WWF Vanzago, La Fagiana-Lipu e il Cras di Paspardo. In Lombardia, come nel resto d’Italia, è in atto una vera e propria carneficina. Chiederemo alla Regione Lombardia di valutare urgentemente l’opportunità di sospendere la caccia nella aree martoriate da un bracconaggio oramai non più tollerabile. Così come invieremo alla Commissione Europea una relazione dettagliata sul bracconaggio nella Provincia di Brescia.

7 novembre 2016
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I vostri commenti
daniela, lunedì 7 novembre 2016 alle18:12 ha scritto: rispondi »

Bisogna solo e soltanto eliminare la caccia...facendo comprendere che è soltanto una violenza verso gli animali...come sport potrebbero fare il tiro al piattello o ai barattoli messi in zone di sicurezza senza danneggiare gli animali,la natura e sè stessi..

Sergio, lunedì 7 novembre 2016 alle14:27 ha scritto: rispondi »

Bisogna fare qualcosa !!! Tanta, troppa, gente ignorante che ha licenza di uccidere tutto quanto capita a tiro. Lo scopo? Il divertimento e la boria poi di parlarne al bar. Sergio

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