Raro e tipico della zona del Sud Africa, il cane africano – o licaone – allarga la sua famiglia all’interno della Port Lympne Reserve, nei pressi di Ashford, nel Kent in Inghilterra. Tre cucciolate di questi esemplari hanno fatto la loro presentazione ufficiale in questi giorni, dopo le nascite tra novembre e dicembre del 2014. Il loro arrivo aumenta il numero degli esemplari presenti nella riserva fino a raggiungere la cifra importante di 43 capi. In natura la loro è una numerazione piuttosto esigua, infatti si possono contare solo 3.000 cani africani a piede libero. Il direttore della struttura, Adrian Harland, considera questa nascita multipla un evento importante.

Dalle sue parole traspare soddisfazione data dalla crescita portentosa e sana dei piccoli, che appaiono curiosi, interessati al mondo che li circonda e sempre attivi nei confronti dell’ambiente. Infatti per i visitatori è facile poterli osservare e ammirare, mentre scorrazzano nel verde alla ricerca di nuovi posti da scoprire. Il licaone, o Lycaon pictus, è noto come cane africano: è molto somigliante alla iena per il tipo di corporatura dalle zampe lunghe, orecchie grandi e arrotondate, quindi per il corpo snello. A differenza proprio della iena, presenta un manto colorato con macchie che spaziano nei toni del nero, marrone, bianco e giallo. Possiedono solo quattro dita nelle zampe anteriori e il loro è un odore forte, pungente e intenso, che viene utilizzato come metodo comunicativo tra i membri dello stesso gruppo.

Sono animali allo stato brado e in branco, all’interno del quale mostrano un alto livello di collaborazione e altruismo, a differenza di molti altri mammiferi. La vita di gruppo estende suoi benefici anche alla pratica della caccia, che viene condotta in modo cooperativo per il raggiungimento del risultato finale, cioè la cattura della preda. La loro sopravvivenza è minata sin dagli anni ’50 quando, nelle riserve ecologiche africane, le guardie armate in azione contro i bracconieri decisero che iene, leoni e licaoni rappresentavano una minaccia per i turisti. La morte dei predatori per mano dell’uomo favorì una grandissima epidemia, scatenata dagli esemplari più fragili e ammalati. Con il tempo leoni e iene hanno riguadagnato numero e consistenza, anche se la loro è una presenza sempre sotto la minaccia perenne dei bracconieri. Mentre i licaoni faticano a ritrovare un posto all’interno della natura, il loro numero è fin troppo esiguo, ma costantemente monitorato da riserve e parchi naturali.

9 febbraio 2015
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