Non è bastato che a dicembre 2014 la Commissione Europea, nonostante le raccomandazioni di 11 Stati Membri, ritirasse le nuove direttive sulla qualità dell’aria che erano state proposte esattamente un anno prima. Attualmente sono in via di definizione i nuovi standard relativi alle emissioni prodotte dalle centrali a carbone e Greenpeace ha scoperto che non sono assolutamente in linea con le Migliori Tecniche Disponibili (BAT – Best Available Techniques).

Non solo, l’associazione ha scoperto inoltre che, come si legge nel rapporto realizzato dal Greenpeace “Smoke&Mirrors – How Europe’s biggest polluters became their own regulators”:

Le norme UE sarebbero anche significativamente più deboli rispetto a quelle imposte in altre parti del mondo, compresa la Cina.

Cosa che fino a qualche tempo fa ci sarebbe sembrata incredibile. Il lassismo che lasciano trasparire i limiti di inquinamento atmosferico decisi supererebbe però anche quello di Stati Uniti e Giappone. Questo perché, come dice il titolo stesso, sarebbero proprio le lobby dell’industria del carbone a decidere le regole del gioco.

Tra i vari organismi coinvolti nella stesura, revisione e nelle proposte dei nuovi standard il più importante è infatti il gruppo di lavoro tecnico (TWG), presieduto dall’Ufficio europeo dell’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Gruppo che però Greenpeace ha scoperto essere dominato dal settore energetico: di 136 rappresentanti 46 farebbero parte del mondo dell’industria del carbone e le delegazioni di Paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca, la Grecia, la Germania, Francia, Regno Unito e Spagna starebbero facendo pressioni per indebolire ancor di più i già bassi limiti.

Durante marzo 2015 verranno definite nei relativi documenti di riferimento (BREF) le Migliori Tecniche Disponibili, quindi gli Stati Membri entro fine anno esprimeranno il loro parere e nei primi mesi del 2016 ci sarà l’adozione formale.

Cosa comporterà questo? Le centrali a carbone sono la maggiore fonte di biossido di zolfo e di mercurio in Europa e una delle più grandi fonti industriali di emissione di ossidi di azoto, arsenico, piombo e cadmio.

Nel rapporto “Silent Killers” della stessa associazione, realizzato in base ai dati di uno studio effettuato dall’Università di Stoccarda, si dice che l’inquinamento atmosferico causato dalle centrali elettriche a carbone dell’UE ha determinato un numero pari a 22.300 morti premature nel 2010, aggravando casi di asma e contribuendo a livelli pericolosi di mercurio presenti nel sangue di migliaia di bambini nati in Europa.

Dati della stessa European Environmental Agency (EEA) indicano la pericolosità di livelli di PM2,5 troppo elevati, perché responsabili di un aumento delle malattie cardiache, respiratorie e del cancro al polmone, con una riduzione dell’aspettativa di vita di 6-12 mesi fino ad arrivare anche al rischio di morte.

Questa è la situazione attuale, mentre con le nuove norme per il futuro è prevista la possibilità di costruzione di nuovi impianti che possono emettere cinque volte la quantità di SO2, due volte e mezza quella di NOx, il doppio del particolato e cinque volte le quantità di mercurio prodotte dai migliori impianti attualmente in funzione a livello mondiale.

È questo il famoso “principio di precauzione” portato avanti dalla Costituzione dell’Unione Europea? Greenpeace chiede che sia bandito dai processi decisionali ogni conflitto d’interesse, che vengano adottate e pubblicate delle definizioni consone delle Migliori Tecniche Disponibili e siano stabiliti limiti stringenti per le emissioni relativamente ai grandi impianti di combustione, che siano gli stessi per tutti gli Stati e non prevedano deroghe. Chiede in sostanza che l’Europa faccia l’Europa.

6 marzo 2015
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