Il consumo di elettricità mondiale è in caduta libera. Meno 3,5%, la prima contrazione annuale della domanda mai registrata finora dalla fine della seconda guerra mondiale.

Questo il dato contenuto nel rapporto dell’International Energy Agency dal titolo “The Impact of the Financial and Economic Crisis on Global Energy Investment”, preparato in vista del G8 Energia tenutosi a Roma il 24-25 maggio.

Nel complesso il settore energetico rappresenta circa l’80% delle emissioni di CO2 e il 60% delle emissioni di gas serra. Secondo il documento World Energy Outlook 2008, sempre a cura dell’IEA, in uno scenario business as usual, le emissioni prodotte dai paesi OCSE restano abbastanza stabili, mentre si assiste ad un loro crescente aumento nei paesi non OCSE.

Le previsioni dicono che le emissioni di CO2 del comparto energia raggiungeranno la cifra di 40,6 gigatonnellate, tra il 2006 e il 2030, con un tasso di crescita annuo del 1,6%. Questa tendenza al rialzo mette a rischio il clima mondiale con la possibilità di un innalzamento della temperatura di circa 6 gradi, prospettiva insostenibile se non adeguatamente corretta.

Ma il problema è che gli investimenti nell’energia rinnovabile, per effetto della crisi economica, sono in forte calo,fino al 38% in meno nel 2009, più che in altri rami produttivi tradizionali.

Pertanto, se nel breve termine il rallentamento dell’economia favorisce una diminuzione delle emissioni, nel medio-lungo termine la crisi può comportare un incremento delle stesse a causa del ribasso dei prezzi del combustibile fossile che renderanno vantaggioso affidarsi a questa fonte non rinnovabile invece che allo sviluppo di tecnologia pulita.

La soluzione proposta dall’IEA è quella di negoziare sul piano internazionale misure di efficienza energetica, impegno concordato nella sessione del G8 romano, e di rilanciare il ruolo dello Stato e dei governi a sostegno dell’energia sostenibile attraverso politiche di incentivi fiscali e di investimenti diretti.

29 maggio 2009
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