Più chiaro di così il messaggio dell’International Energy Agency (IEA), contenuto in un estratto del World Energy Outlook 2009, non poteva essere: se continuiamo con le politiche energetiche correnti (reference scenario) l’impatto dei cambiamenti climatici diverrà insostenibile.

Nell’anticipazione del documento, decisa in via straordinaria dal direttore esecutivo dell’agenzia, Nobuo Tanaka, per metterla a disposizione dei paesi che partecipano ai negoziati sul clima nel meeting UNFCCC in corso di svolgimento a Bangkok (28 settembre – 9 ottobre), la recessione economica costituisce un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Da un lato determina infatti una caduta delle emissioni del 3%, dall’altro pone il sistema energetico internazionale sulla strada giusta per stabilizzare ai valori di 450 ppm (parti per milioni – meno 50-80% di emissioni rispetto al 2000) la concentrazione di CO2 nell’atmosfera che corrisponderebbero ad un aumento di temperatura di 2 gradi centigradi, in pieno accordo con gli obbiettivi stabiliti dall’IPCC.

Il settore energetico, responsabile del 65% delle emissioni totali, è d’importanza nevralgica per una strategia di contenimento del riscaldamento globale. La transizione verso una ristrutturazione low-carbon richiede una concertazione degli sforzi di tutte le nazioni in proporzione alla loro produzione di gas serra.

Gli Stati appartenenti all’Ocse vengono chiamati a diminuire le loro emissioni di 1,6 gigatonnellate entro il 2020 per restare in linea con lo scenario 450 ppm, al pari degli altri paesi, segnatamente la Cina che dovrebbe tagliare 1 gigatonnellata di CO2.

Ma la rivoluzione energetica ha bisogno anche di ingenti investimenti stimati a circa lo 0,5-1,1% del prodotto interno mondiale per il periodo 2020-2030. Il costo complessivo di questa operazione ammonterebbe però a quanto risparmiato con misure di efficienza energetica.

9 ottobre 2009
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