Bisogna far leva sull’efficienza energetica per ottenere meno costi, maggiore innovazione, riduzione dei consumi e delle emissioni climalteranti.

Il messaggio dell’ultimo Rapporto annuale Energia e Ambiente dell’Enea, presentato dal presidente Luigi Paganetto a Roma il 28/07/2009, non ammette equivoci.

Una visione in linea con quanto sostenuto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che sottolinea la centralità dell’opzione efficienza energetica per migliorare sicurezza negli approvvigionamenti e garantire sviluppo economico contribuendo allo stesso tempo all’abbattimento di CO2.

Soprattutto nel breve periodo non ci sono scorciatoie per la questione energetica anche considerando che le tecnologie dominanti continueranno ad essere preponderanti.

L’efficienza energetica rappresenta

la risorsa più importante per la riduzione delle emissioni ma anche quella che consente di ridurre la domanda di fossili e di utilizzare tecnologie disponibili o in via di acquisizione a breve termine

Secondo il Rapporto l’attenzione va focalizzata a livello degli usi finali dell’energia, vale a dire sui consumi nel settore residenziale, del settore industriale e dei trasporti che possono concorrere agli obbiettivi di mitigazione stabiliti dall’Unione europea rispettivamente nella misura percentuale del 16%, 10% e 14%.

A riguardo l’Enea propone per l’Italia un piano d’intervento per l’efficienza degli edifici pubblici in grado di diminuire i consumi energetici del 20% e di abbassare il costo annuale della bolletta del 23%.

Ma per far fronte alla sfida energetica globale sarà vitale nei prossimi anni realizzare un buon mix energetico. Il che vuol dire, per le valutazioni dell’Enea, far coesistere nucleare (fissione di IV generazione e fusione) e fonti rinnovabili.

In particolare, per sostenere e sviluppare le energie rinnovabili è necessario un forte impegno in ricerca e innovazione indirizzato nei settori più promettenti (fotovoltaico a celle organiche, solare termodinamico ecc.) per colmare il gap con altri paesi.

Dati alla mano contro lo 0,5% dell’Italia, Giappone, Germania, Svezia e Finlandia investono, nel privato, circa il 2% del PIL, mentre Spagna, Danimarca, Svezia, Finlandia e Germania, dirottano sulle rinnovabili, tra il 45% e il 25% della loro spesa di ricerca energetica a fronte di uno scarso 15% italiano.

D’altro canto

la diffusione delle rinnovabili non è, legata soltanto all’evoluzione tecnologica ma anche alla loro crescente utilizzazione nei settori finali d’uso dell’energia a cominciare dal residenziale. Ciò avverrà tanto più quanto si riuscirà ad integrarne l’impiego nei settori intermedi, come nel caso dell’uso dei film sottili, nei pannelli prefabbricati o nelle tegole

3 agosto 2009
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