Il rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente, uscito ieri e presentato al Senato, racconta di una fase di passaggio: da prima a dopo l’approvazione della legge n. 68 del 2015. I numeri, pur non essendo incoraggianti, testimoniano una flessione per quanto riguarda i reati ambientali (in particolare riguardo al ciclo del cemento e dei rifiuti) e il giro d’affari dell’ecomafia, ma gli arresti crescono, come crescono i reati nel settore dell’agroalimentare, quelli contro gli animali e gli incendi.

Nel 2015 sono stati 27.745 i reati ambientali accertati, gli arresti sono saliti a 188, le persone denunciate sono scese a 24.623 e i sequestri sono stati 7.055. Le Regioni in cui si concentra maggiormente il malaffare sono 4: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, nelle quali si sono contati ben 13.388 reati, il 48,3% del totale nazionale (nel 2014 si parlava del 44,6%).

La Campania conduce la classifica con 4.277 reati, più del 15% del totale. Segue la Sicilia con 4.001 reati, la Calabria con 2.673, la Puglia con 2.437 e poi il Lazio con 2.431. Anche su base provinciale è sempre la Campania a primeggiare: le Province di Napoli e Salerno contano il maggior numero di reati (rispettivamente 1.579 e 1.303), seguono Roma (con 1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

Tra i diversi tipi di reati si registrano in calo quelli legati al ciclo del cemento e dei rifiuti: gli immobili costruiti illegalmente nel 2015 sono stati 18 mila e secondo il CRESME (Centro Ricerche Economiche e Sociali del MErcato) si è passati, riguardo all’abusivismo edilizio sul totale di ciò che viene costruito, da un’incidenza dell’8% nel 2007 ad una pari al doppio nel 2015.

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, al 31 maggio 2016 si contavano 314 inchieste, 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le Regioni d’Italia. A queste si aggiungevano poi 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti identificati nel flusso dell’illecito.

Tra i reati in crescita molto preoccupanti sono quelli relativi al settore dell’agroalimentare: 20.706 reati accertati e 4.214 sequestri, per un valore di 586 milioni di euro. Si tratta soprattutto di pesca illegale (6.299 illegalità); contraffazione, che colpisce i prodotti cardine del Made Italy come l’olio extra vergine di oliva, il vino e il parmigiano; caporalato, fenomeno in crescita che è arrivato ad un 56% nel totale delle aziende ispezionate.

In aumento anche i numeri relativi al racket degli animali, con 8.358 reati commessi nel 2015, e agli incendi, che nel 2015 hanno mandato in fumo ben 37.000 ettari di verde, registrando un aumento rispetto all’anno precedente del 49%. È sempre la Campania a registrare il maggior numero di casi: 894, quasi il 20% del totale nazionale. Vengono dopo Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio con (440).

Da citare anche la situazione riguardante i beni culturali: nel 2015 le forze dell’ordine hanno sequestrato o recuperato beni per un valore pari a 6 volte quello del 2014, ovvero 3,3 miliardi di euro. Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, ha commentato il quadro offerto dal rapporto in questo modo:

Anche quest’anno il Rapporto Ecomafia ci racconta il brutto dell’Italia, segnata ancora da tante illegalità ambientali, ma in questa edizione 2016 leggiamo alcuni fenomeni interessanti che lasciano ben sperare. Dati e numeri, in parte in flessione, che dimostrano quali effetti può innescare un impianto normativo più efficace e robusto come i nuovi ecoreati, in grado di aiutare soprattutto la prevenzione oltreché la repressione dei fenomeni criminali.

La prevenzione è la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro, filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, sostenere le centinaia e centinaia di cooperative e di imprese, che anche nel sud stanno cercando di invertire la rotta, puntando su qualità ambientale e legalità. Nel prevenire le ecomafie, oltre all’impegno dei territori e dei singoli cittadini, è importante una presenza costante dello Stato che deve essere credibile e dare risposte sempre più ferme, perché quando lo Stato è assente la criminalità organizzata avanza con facilità invadendo i territori, l’ambiente e le comunità locali.

Al momento invece si può notare un tessuto di corruzione nel nostro Paese, che coinvolge anche la politica: da questo punto di vista è la Lombardia a trovarsi al top della classifica, con il maggior numero di indagini (40), poi ci sono Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). In totale si parla di un business dell’ecomafia pari a 19,1 miliardi di euro, in calo però rispetto all’anno precedente (in cui era pari a 22 miliardi).

Se qualche dinamica ha quindi cominciato ad incrinarsi, le previsioni per il 2016 indicano una prosecuzione in questo senso e i dati raccolti nei primi 8 mesi dall’approvazione della legge sugli ecoreati lo confermano: 947 ecoreati, 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Tra i reati 118 i casi di inquinamento e 30 contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale.

L’impegno da mettere in campo è però ancora gravoso e molta strada è ancora da fare. Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, parla delle prossime mosse che devono essere messe in campo per rendere il contrasto agli illeciti ambientali ancora più stringente:

Dopo la legge sugli ecoreati e quella sulle agenzie ambientali è fondamentale che il Parlamento approvi altre leggi in questa ultima parte di legislatura, che permettano di contrastare sempre più duramente le ecomafie, liberare il Paese dalla zavorra delle illegalità e promuovere la sua riconversione ecologica.

C’è bisogno con urgenza della legge sui delitti contro gli animali, della norma per semplificare l’abbattimento degli ecomostri, di quella contro le agromafie e della costituzione di una grande polizia ambientale sempre più strutturata sul territorio che faccia tesoro dalle migliori esperienze maturate dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato negli ultimi decenni.

6 luglio 2016
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