Rifiuti, abusivismo edilizio, contraffazione alimentare sono alcuni dei reati monitorati anche quest’anno da Legambiente nel Rapporto Ecomafia 2012 presentato questa mattina a Roma e dedicato a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e a tutte le vittime delle due stragi con le quali la mafia uccise i due giudici siciliani.

Dal rapporto emerge come la crisi economica non intacchi affatto gli affari fatti dalle ecomafie con i reati ambientali: nel 2011 ha guadagnato 16,6 miliardi di euro da questi delitti. Le forze dell’ordine hanno fatto quel che potevano, in base ad un codice penale che quasi non contempla i delitti ambientali: 33.817 reati contestati, 8.765 sequestri, 305 arresti, 27.969 persone denunciate.

Enrico Fontana, responsabile Legalità di Legambiente, presentando i dati ha chiesto con forza alle istituzioni di tenere gli occhi aperti sulla politica, i colletti bianchi e la finanza e ha ricordato come la corruzione sia il collante di tutte le aggressioni criminali all’ambiente. Fontana ha anche ricordato come le mafie si siano a volte infiltrate anche nella green economy, nello specifico nella costruzione dei parchi eolici, ma ha anche invitato a non confondere le attività mirate delle Procure che hanno permesso di scoprire i reati con il sistema delle rinnovabili nel complesso, che deve essere difeso a spada tratta.

Le Regioni italiane a più alta concentrazione ecomafiosa non cambiano rispetto agli anni scorsi: il 47% dei reati ambientali sono stati commessi in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. La Campania resta al primo posto, mentre al quinto resta l’allarme per il Lazio con la provincia di Latina (territorio naturale di espansione dei casalesi) dove Legambiente ha più volte denunciato fenomeni gravi sul ciclo del cemento e sul ciclo dei rifiuti con intimidazioni ai magistrati che stanno indagando.

Ci sono alcuni segnali positivi: pur restando su valori molto alti, i reati che hanno a che fare con il ciclo del cemento e quello dei rifiuti fanno registrare una lieve flessione. Un segno chiaro che, quando il codice penale prevede reati specifici e non si rischia semplicemente una sanzione amministrativa, le forze dell’ordine hanno modo di indagare e punire i responsabili di tali reati.

Servono, quindi, reati penali per l’ambiente come previsto dalle direttive europee. Per questo Fontana si è rivolto a Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Europeo presente in sala. Ma anche per ricordarle che i porti italiani sono uno snodo importantissimo nel traffico illegale dei rifiuti che, solitamente, partono verso altri Paesi europei. In Europa, però, su questi reati si indaga ancora troppo poco.

Sul cemento, invece, Fontana ha chiesto un’azione forte da parte delle istituzioni locali: serve una spallata all’abusivismo edilizio e le case illegali vanno abbattute senza se e senza ma. Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, ha poi ricordato che purtroppo alle mafie la fantasia non manca mai: rifiuti nascosti nel cemento delle autostrade, sotto i pavimenti delle scuole e in altri posti quasi impensabili. Sempre Cogliati Dezza, poi, ha lanciato l’allarme sull’Expo 2015 di Milano che è certamente a rischio infiltrazioni mafiose.

Il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Gaetano Pecorella, ha invece parlato del SISTRI, il sistema di tracciamento dei rifiuti speciali. Pecorella ha ammesso che tutto l’iter del SISTRI è stato costellato da problemi, inchieste ed errori ma ha anche precisato che il sistema nasceva come strumento di controllo antimafia sul traffico dei rifiuti. Secondo Pecorella, quindi, è auspicabile che prima o poi il SISTRI entri in vigore.

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha invece affermato che reati ambientali e malavita organizzata sono più diffusi dove la capacità di governo è più scarsa e che i reati sono il risultato di procedure complicate per l’applicazione delle leggi: leggi complicate favoriscono i mafiosi. Bisogna quindi tornare ad uno standard di buona e ordinaria amministrazione anche nella governance dell’ambiente.

Ma, ammette Clini, non è affatto facile: dove ci sono più reati ambientali ci sono anche più addetti e lavoratori perché l’ambiente è anche un bacino elettorale per la politica. Poi una stoccata su un tema di strettissima attualità: bisogna rispettare le leggi esistenti per risolvere gran parte dei problemi che ci sono. Il problema dei rifiuti a Roma si risolve senza gestioni straordinarie, con le leggi che già ci sono.

E un’altra stoccata sul SISTRI, che non piace perché stabilisce una forma di controllo oggettivo che non lascia scampo alla discrezionalità. Ma l’impalcatura sulla quale è stato costruito era sbagliata, tanto che molte categorie economiche marginali nel ciclo dei rifiuti sono state inserite nel sistema di tracciamento. Il Governo, afferma Clini, sta lavorando ad una semplificazione perché è ridicolo che i barbieri siano assimilati ad una industria chimica.

4 luglio 2012
Fonte:
Lascia un commento