Il ramolaccio, noto anche con i nomi di ravanello d’inverno, è una radice non molto comune nella dieta mediterranea, anche se negli ultimi anni sta trovando una maggiore applicazione in cucina. Strettamente imparentato con i già citati ravanelli, si caratterizza per una buona resistenza ai climi freddi, un fatto che lo rende un ortaggio perfetto da coltivare anche in autunno e inverno. Rispetto ai cugini rossi, presenta un sapore più intenso, nonché colorazioni dal bianco al più scuro nero. Ma come coltivarlo in balcone oppure in orto?

Le necessità di coltivazione del ramolaccio non sono molto dissimili a quelle del ravanello, fatta appunto eccezione per la capacità di sopportare climi più rigidi. In caso di dubbi sulla varietà da scegliere, o sulla compatibilità con il proprio luogo di residenza, si consiglia di chiedere un parere al proprio fornitore di semenze e prodotti per l’orto di fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare il ramolaccio

Il Raphanus sativus var. niger è una pianta edule della famiglia appartenente delle Brassicaceae, la stessa del comune ravanello. Rispetto a quest’ultimo, la pianta presenta delle dimensioni maggiori: fusto e foglie possono raggiungere i 30-40 centimetri d’altezza, mentre la radice è solitamente allungata e dalla presenza importante, fino anche a 500 grammi ogni singolo esemplare. Per il consumo esistono diverse varietà, che si differenziano sia per la stagione di coltivazione, che per colore e forma. Le tipologie primaverili ed estive, in linea del tutto generica, sono solitamente allungate e candide, mentre quelle invernali hanno forma più arrotondata e possono variare anche di tinta, dal bianco al rosso, passando anche per il nero.

Il ramolaccio può essere coltivato tutto l’anno grazie alla sua elevata adattabilità climatica, poiché sopporta temperature dai 4 ai 30 gradi, ma è noto per la sua crescita autunnale e invernale, data la resistenza ai geli. Durante questa stagione l’esposizione dovrà essere diretta al sole, mentre d’estate si preferisce una leggera mezz’ombra per evitare calure eccessive.

Il terreno ideale non richiede particolari attenzioni, trattandosi di una pianta decisamente rustica. Ama i terricci a medio impasto e ben drenato, non particolarmente ricchi di sassi o argilla, e non necessità di grandi pratiche di concimazione. Nonostante questo, una blanda fertilizzazione con concime organico come il compost potrebbe stimolare una crescita rigogliosa.

Pur non amando i ristagni, l’apporto d’acqua è mediamente elevato e varia, come facile intuire, a seconda della stagione. Il riferimento sarà sempre quello dell’aridità del terreno: in autunno e in inverno potrebbero essere sufficienti i fenomeni atmosferici, predisponendo però opportuni ripari per quelli più intensi, mentre in primavera ed estate potrebbe essere necessario provvedere quotidianamente, meglio se di prima mattina o in tarda sera.

Coltivazione in vaso e in orto

Il ramolaccio può essere facilmente coltivato sia in vaso che in orto, anche se la seconda modalità è decisamente più diffusa, data l’estensione esterna della pianta, nonché la profondità d’affondo delle radici. In genere, per i balconi si usano lunghi e profondi vasi, per creare piccoli giardini sopraelevati dove questo ortaggio trova l’ambiente ideale per la sua crescita.

La predisposizione del contenitore è, come al solito, decisamente importante. Bisogna scegliere vasi sufficientemente profondi, anche di 50-60 centimetri, soprattutto per quelle varietà a radice lunga. Sul fondo andrà predisposto un letto di ghiaia e cocci, per favorire il deflusso dell’acqua, si riempie quindi il tutto con del terriccio morbido e ben drenato, arricchito con compost se desiderato. In giardino, inoltre, può essere utile una zappatura preliminare per distribuire al meglio le sostanze nutritive, quindi la predisposizione di file per agevolare sia la crescita che il raccolto finale.

La coltivazione avviene solitamente per semina: si predispongono delle file distanziate di circa 30 centimetri, quindi si semina in buche fra loro separate di almeno 15 centimetri. A seconda della temperatura esterna, dopo già una decina di giorni dovrebbero apparire i primi germogli e, se lo si desidera, si potrà passare al diradamento per rimuovere gli esemplari più deboli. La semina può avvenire alla fine dell’inverno o alla fine dell’estate, per un consumo rispettivamente in tarda primavera e in tardo autunno. Il ciclo di crescita è di circa 3-4 mesi e la raccolta avviene quando la parte esterna ha raggiunto la piena maturazione, fino a 30 centimetri, segno di un ottimo sviluppo della radice sottostante.

Tra le opere di manutenzione ciclica, l’eliminazione delle erbacce e l’eventuale controllo di specie infestanti, nonché di roditori e parassiti.

19 settembre 2015
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