Raggi UV: quali indumenti aiutano a proteggersi

Se è vero che il sole rappresenta una fonte primaria di vitamina D, indispensabile per lo sviluppo dello scheletro, è altrettanto innegabile che eccedere nell’esposizione ai raggi solari causa un assorbimento di radiazioni ultraviolette (UV) in grado di causare severi danni alla salute.

L’impatto della luce ultravioletta sulla pelle può causare problemi molto seri e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato una lunga serie di patologie generate proprio da una prolungata esposizione ai raggi UV, tra cui melanoma cutaneo, carcinoma squamoso della pelle, cheratosi, lesioni oculari di varia gravità e in generale lesioni pretumorali.

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Proteggersi dai raggi ultravioletti diventa quindi indispensabile per evitare rischi e difendersi dalle malattie cutanee, adottando specifiche misure protettive volte a schermare questo tipo di radiazioni. Un ruolo fondamentale è svolto dagli indumenti usati durante l’esposizione al sole, abiti che possono rappresentare una risorsa per tutelare la pelle purché siano rispettati alcuni principi base.

Indumenti schermo per raggi UV

Sole e caldo

Non tutti i vestiti, infatti, possono preservare dai danni causati dalle radiazioni solari ma esistono specifici indumenti pensati proprio per svolgere questa funzione. Sono arricchiti con alcuni principi contenuti anche nelle lozioni protettive da spalmare sulla pelle, come il comune ossido di zinco, e dotati da un fattore di protezione che può raggiungere anche il 50+. Per assicurarsi che un indumento rientri in questa categoria è necessario prestare attenzione ad alcuni particolari:

  • deve riportare sull’etichetta il numero della normativa di riferimento stabilita dall’ENI (Ente Nazionale di Unificazione), vale a dire EN 13758-2;
  • deve indicare il fattore protettivo (UPF, Ultraviolet Protection Factor);
  • deve essere illustrato il simbolo del sole giallo con ombra.

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Solitamente gli indumenti che fungono da schermo per i raggi UV sono realizzati con tessuti sintetici a trama molto fitta, spesso di colore acceso e comunque scuro per consentire un maggiore assorbimento della luce. È possibile reperirli presso i negozi di sport e gli store del settore, tuttavia dopo utilizzi ripetuti e soprattutto lavaggi frequenti questi abiti riducono gradualmente la loro efficacia.

Chi deve indossarli

Esposizione al sole

Come sottolinea la Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), i tessuti che proteggono dalla luce ultravioletta dovrebbero essere adoperati soprattutto da chi possiede un fototipo chiaro e da alcune categorie di persone, vale a dire i lavoratori che trascorrono molto tempo all’aperto, coloro che hanno sofferto di una qualche forma tumorale relativa alla pelle, chi è affetto da patologie autoimmuni che causano una maggiore fotosensibilità.

Altre norme di prevenzione

Occhiali da sole

Dall’Istituto Superiore di Sanità arrivano linee guida precise finalizzate a garantire una maggiore prevenzione relativamente all’esposizione solare. Sono regole valide per tutti indipendentemente dal fototipo:

  • evitare di prendere il sole nelle ore più calde della giornata, quindi tra le 10 e le 14, tenendo conto che anche la vegetazione o gli ombrelli non riescono a schermare in modo completo;
  • oltre agli abiti protettivi è necessario dotarsi di cappello a falda larga e, soprattutto, di occhiali da sole garantiti;
  • usare creme solari protettive con UPF elevato ripetendo l’applicazione ogni due ore e dopo aver nuotato o sudato, ricordando tuttavia che queste servono meramente per proteggersi durante l’esposizione ma non consentono di prolungarla;
  • evitare l’uso di lampade o lettini abbronzanti specialmente fino al raggiungimento della maggiore età;
  • monitorare l’indice UV e adottare misure precauzionali qualora superi il livello 3.

28 marzo 2018
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