Il rafano, noto come Barbaforte o cren, è una pianta erbacea perenne in grado di crescere perfettamente su terreno asciutto e fertile, sia al sole che all’ombra. Ma non ama particolarmente la siccità, per questo è indispensabile innaffiarlo per permetterne una coltivazione forte e sana. La parte commestibile della pianta è la radice, che possiede un gusto dolciastro, ma al contempo piccante dal tono aromatico e pungente. Infatti la sua degustazione favorisce una leggera lacrimazione. Si può assaporare crudo affettato sottilmente o grattugiato, quindi cotto. Abbraccia diverse tipologie culinarie da quelle orientali, rivestendo il ruolo di wasabi, molte vegetariane fino a quelle del made in Italy.

Può garantire un tocco in più all’insalata, oppure divenire parte integrante di ricette vegetariane succulente e gustose come frittate, creme, salse corpose e vellutate. È una radice salutare che apporta benefici effetti all’organismo di chi la consuma, come ad esempio regola la digestione e combatte l’inappetenza. Protegge l’apparato respiratorio, combatte il mal di testa legato alla cattiva digestione ed è un antibiotico naturale. Garantisce una corretta sana produzione di bile e favorisce una buona circolazione sanguigna. Regola la pressione e combatte i radicali liberi.

Il rafano in cucina, le ricette

La ricetta più consona per il rafano è la salsa al cren, dal tono deciso e forte, molto amata nel nord Europa. Si può preparare con qualche sottile e semplice variante, ma la regola impone di lavare, sbucciare la radice, grattugiarla rapidamente e irrorarla di succo di limone per impedire che si ossidi. Per preparare l’intingolo goloso si possono seguire due strade, quella piemontese oppure quella trentina. Nel primo caso si versa la radice grattugiata in una ciotola con otto cucchiai di aceto di vino bianco, un cucchiaio di olio d’oliva, una presa di sale e due cucchiaini di zucchero grezzo. Si mescola il tutto amalgamando gli ingredienti e, per conservare il tutto, si versa la crema in un barattolo di vetro pulito e si copre a filo con l’olio. Rabboccandolo dopo ogni utilizzo si può conservare anche per un mese. Alcune ricette contemplano anche la presenza del pane a cassetta tagliato a pezzetti e ammorbidito con il resto degli ingredienti. Nella versione trentina, oltre ad aceto e zucchero, si utilizzano due uova da far bollire in acqua, si uniscono i tuorli sodi e schiacciati al rafano, sale, zucchero, aceto e 100 grammi di pane grattugiato. Si monta leggermente un cucchiaio abbondante di panna e lo si amalgama al resto del composto. Per una crema morbida si può frullare il tutto.

Rafano in frittata

Una ricetta semplice, gustosa, tipica della tradizione lucana è la frittata. Per prepararla basta procurarsi pochi e semplici ingredienti:

  • 5 uova
  • 3 patate
  • 100 gr di pecorino o parmigiano grattugiato
  • 50 gr di rafano grattugiato
  • prezzemolo tritato q.b.
  • sale q.b.
  • olio d’oliva

Lessate le patate, sbucciatele e schiacciatele in una ciotola utilizzando la forchetta amalgamandole al rafano grattugiato. Aggiungete le uova precedentemente sbattute con il prezzemolo tritato finemente, una presa di sale e il formaggio grattugiato. Mescolate con un filo d’olio e cuocete in padella come una fritta classica, oppure in forno a 180° per circa 15 minuti. Servite la frittata a fette ancora calde.

14 marzo 2016
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