Il rafano, conosciuto anche come barbaforte o cren, è in termini botanici la Armoracia rusticana, una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Crucifere, come il cavolo.

Si tratta di una pianta di piccole dimensioni: l’esemplare adulto raggiunge i 50 centimetri di altezza. È caratterizzata da grandi foglie ruvide intensamente colorate di verde. La pianta è originaria dei paesi dell’Europa centro-orientale, dove cresce spontaneamente. Tuttavia, oggi la coltivazione a scopo alimentare è diffusa in pratica in tutta Europa e anche nei paesi asiatici e nel Nord America.

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La pianta può essere con successo coltivata sia a scopo ornamentale che a scopo alimentare. La semina delle nuove piantine avviene in primavera, mentre la raccolta si effettua in autunno. Della pianta si impiegano come alimento le radici: queste vengono raccolte solo nelle piante che hanno almeno due anni, l’attesa è necessaria per ottenere radici di dimensioni sufficienti all’impiego. La porzioni più piccole delle radici di rafano possono essere piantate e dare origine a nuovi esemplari.

Vediamo come si può utilizzare il rafano, quali sono le sue proprietà ed eventuali controindicazioni all’uso.

Come si usa il rafano

Il rafano, o meglio la sua radice, è noto per il suo sapore intenso, piccante, aromatico e balsamico. Può essere impiegato da fresco, oppure una volta essiccato.
L’essiccazione prevede prima il taglio della radice in rondelle di eguali dimensioni e poi l’asciugatura delle stesse al sole o, ancora, in ambiente caldo e aerato. La radice essiccata si conserva a lungo in vasi di vetro e si utilizza grattugiata sulle pietanze.

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Per chi ama il cren e il suo sapore, una grattugiata di questa radice consente di esaltare il gusto evitando l’aggiunta del sale: ottimo sulle insalate di verdura fresca, ma anche su carni o altri alimenti su cui tradizionalmente si sparge il classico pizzico di sale.

Proprietà del rafano

Dal punto di vista nutrizionale, il rafano è interessante per il buon contenuto di composti glucosinati, come glucoclearina, singroside, gluconasturtiina. Tutte queste molecole sono precursori di isotiocianati e isocianati. Questi sono noti per le loro qualità fitoterapiche come revulsivi, ossia stimolanti della circolazione sanguigna a livello cutaneo, rubefacenti – in alcune concentrazione sono infatti irritanti per la cute – e lacrimatori. Grazie alle proprietà revulsive, il rafano è stato impiegato anche nel trattamento topico dell’alopecia. Buona anche la concentrazione nel rafano di composti fenolici, noti antiossidanti e di cumarine.

La radice fresca è anche una buona fonte di vitamina C. Discreto il contenuto di sali minerali, soprattutto ferro, zolfo, calcio e potassio.

L’apporto energetico è trascurabile: 100 g apportano circa 50 kcal, tuttavia considerata l’intensità del sapore è difficile che se ne consumi più di qualche grammo. La radice fresca è ricca di acqua, molto buono anche l’apporto di fibre, circa il 3 % del peso.

In fitoterapia il rafano è noto anche per le sue qualità diuretiche e digestive.

Controindicazioni

Il rafano, soprattutto se consumato in quantità, può essere la causa di una fastidiosa irritazione gastrica. In cucina è bene maneggiare la radice fresca o essiccata in un ambiente areato: sono molto comuni le infiammazioni degli occhi e un’eccessiva lacrimazione stimolata da questa radice.

18 novembre 2016
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