Tra gli ortaggi più diffusi dell’inverno, il rafano ha una collocazione speciale nelle ricette della dieta mediterranea. Conosciuto anche come cren o barbaforte, questa radice è utilizzata sin da tempi antichissimi per l’alimentazione umana. Ma come coltivarlo autonomamente in orto oppure in vaso?

Pur dimostrando una buona resistenza alle più varie zone climatiche, in particolare quelle fresche, è buona norma chiedere consiglio al proprio fornitore di semenze o negozio di botanica di fiducia prima di avviare la coltivazione. Questo per verificare, naturalmente, che il proprio luogo di residenza sia compatibile con una crescita rigogliosa.

Cosa sapere prima di coltivare il rafano

L’Armoracia rusticana è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Crucifere. Conosciuta comunemente anche come rafano, rafano tedesco, cren oppure barbaforte, la varietà si caratterizza per un fusto alto circa 50 centimetri, con foglie grandi e verdi, mediamente ruvide. I fiori, spesso estivi, sono piccoli e bianchi, con petali riuniti in racemi. Originario dell’Europa centrorientale, il rafano è oggi coltivato in tutto il mondo, in particolare in America del Nord e in Asia: per il consumo alimentare si ricorre alla radice, dal sapore dolce, aromatico, balsamico e leggermente piccante.

Il clima preferito è quello temperato, tendente al fresco: per questo, il rafano può essere facilmente coltivato anche nelle zone più a Nord d’Italia, nonché a ridosso delle montagne. Predilige una posizione in penombra oppure in pieno sole, anche se in questo caso sarà necessario aumentare l’annaffiatura per evitare che la pianta soffra il caldo eccessivo. La coltivazione avviene normalmente dalla primavera alla successiva estate, per un consumo finale in autunno e in inverno.

Il terreno ideale è leggero, sciolto e friabile, soprattutto ben drenato per evitare i ristagni d’acqua. Utile sarà una fertilizzazione con concime organico, tra cui il compost, nonché una buona opera di zappatura per favorire una distribuzione in profondità delle sostanze nutritive. Una pratica, quest’ultima, che aiuterà il rizoma a crescere forte e rigoglioso.

Le necessità d’acqua variano a seconda del periodo di coltivazione e, come consuetudine, sono relative all’aridità del terreno. Nelle stagioni fredde, e durante la prima parte della primavera, potrebbero essere più che sufficienti i fenomeni atmosferici. In estate, invece, si dovrà provvedere ad annaffiature più frequenti, preferendo le prime ore della mattina oppure della sera.

Coltivazione in vaso e in orto

Il rafano può essere coltivato efficacemente sia in orto che in vaso, anche se questa seconda possibilità è abbastanza rara, fatta eccezione per contenitori sufficientemente profondi e altrettanto estesi da garantire un buon raccolto.

In ogni caso, la predisposizione del vaso sarà molto importante: sul fondo andrà inserito un letto di ghiaia e cocci, per favorire il deflusso dell’acqua, quindi si riempirà il tutto con un terreno morbido, friabile, arricchito con compost, meglio se sminuzzato. In giardino, invece, sarà utile un’opera di zappatura e vangatura, per garantire una distribuzione delle sostanze nutritive anche in profondità.

La riproduzione può avvenire sia per seme che per moltiplicazione del cespo. La semina, tuttavia, rimane abbastanza rara: non tutti gli esemplari sono fertili, inoltre richiedono tempistiche più elevate. Il metodo più semplice è, invece, quello di suddividere il rizoma: dopo aver raccolto l’esemplare dal terreno, con l’ausilio di una vanga, si dividerà la radice, verificando che su ogni porzioni vi sia spazio per una gemma. Dopodiché, si interra quanto di ottenuto in buche profonde circa 8 centimetri, distanziando di 30 o 40 centimetri ogni esemplare e, non ultimo, di altrettanta distanza le file. La raccolta avviene in autunno e, in genere, è progressiva: si parte estraendo dal terreno le piante più vecchie, lasciando quelle più recenti in dimora. Questo poiché, per ottenere una radice sufficientemente lunga, ovvero superiore ai 15 centimetri, può essere necessario alla pianta anche oltre un anno di sviluppo.

Tra le pratiche cicliche di manutenzione, l’eliminazione di erbacce e di altre piante infestanti, la pacciamatura nei periodi più ostili dell’anno, il controllo dell’azione di piccoli animali come i roditori nonché di insetti e parassiti.

6 dicembre 2015
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