Proprio oggi diventano obbligatori alcuni punti elencati nel decreto legislativo n.49 del 14 marzo 2014, che va ad attuare la direttiva 2012/19/UE sui RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Il nostro Paese è tra i primi ad aver recepito la direttiva che si propone di ridurre l’impatto ambientale di questo tipo di prodotti, riuscendo ad influenzare le catene produttive a monte. Ecco gli obblighi da parte dei produttori:

  • Garantire e finanziare il recupero e lo smaltimento dei prodotti introdotti sul mercato, una volta che questi arrivano a fine vita.
  • Fornire ai consumatori e agli utilizzatori professionali tutte le informazioni necessarie per sapere come gestire correttamente i prodotti una volta finito il loro ciclo di utilizzo. Sono compresi l’obbligo di apposizione del simbolo del cassonetto barrato, degli estremi identificativi del produttore o del suo numero di iscrizione al Registro RAEE tenuto dalle Camere di Commercio. Tutte informazioni che devono essere ben visibili sulla confezione del prodotto. Questo ha il fine di assicurare che i RAEE non siano smaltiti come rifiuti urbani misti, facilitando la raccolta differenziata e segnalando l’utilizzo di uno specifico regime di finanziamento della raccolta e del recupero.
  • Aderire a un sistema collettivo per la gestione dei RAEE, o in alternativa organizzare un sistema individuale di raccolta e recupero dei rifiuti a livello aziendale.

Una novità è anche la progressiva estensione del campo di applicazione della norma: si era partiti da dieci categorie, alle quali sono stati aggiunti i pannelli fotovoltaici e da agosto 2018 ci sarà applicazione anche per le apparecchiature elettriche ed elettroniche per le quali non sia prevista una specifica esenzione.

Come per ogni norma, esistono le relative sanzioni:

  • da 200 a 1000 euro a pezzo, per i prodotti non marchiati immessi nel mercato;
  • da 100 a 500 euro a pezzo, se non è riportato il simbolo del cassonetto barrato;
  • da 30.000 ai 100.000 euro per chi non è iscritto al registro RAEE o non provvede a organizzare e finanziare il sistema di raccolta dei prodotti entro il 9 ottobre.

Il tempo a disposizione dei produttori per adeguarsi alla normativa non è stato obiettivamente molto e a questo si aggiunge la difficoltà relativa all’identificazione degli apparecchi inclusi nel nuovo sistema, viste le modifiche dei criteri di classificazione operate dalla Commissione.

Una sfida volta a migliorare la sostenibilità del sistema di raccolta, così ha commentato Nicola Marzaro, presidente di Assofoodtec e del consorzio Ecoatsa:

Il new waste introduce, per le nuove immissioni di apparecchiature elettriche ed elettroniche, la logica della responsabilità individuale. Essere chiamati alla responsabilità diretta del ‘debito ambientale’ innescato dall’immissione sul mercato di un nuovo prodotto implica un cambiamento globale nella gestione del ciclo attivo.

Le aziende sono infatti incoraggiate a rivedere l’intero processo produttivo, dalla selezione dei fornitori a quella dei materiali, dalla gestione della tracciabilità a quella della raccolta del prodotto a fine vita. La sfida più importante sarà proprio quella di riuscire a gestire efficacemente ed in modo economicamente sostenibile il sistema di raccolta.

Gli obblighi inoltre non sono stati gli stessi per tutti gli Stati Membri all’interno dell’Unione Europea. Per esempio l’Italia è l’unico Paese che ha reso obbligatorio il marchio che identifica il produttore e questo crea problemi quando la merce viene venduta all’estero.

Insomma, l’industria europea resta perplessa: per anni c’è stata opposizione all’obbligo di indicare sul prodotto il numero di iscrizione al Registro nazionale di ogni Paese, perché veniva ritenuto un ostacolo alla libera circolazione. Si proponeva invece, il ricorso a Sistemi di Identificazione a Radio Frequenza (RFID), che sono stati però, con questa norma, considerati accessori e non sostitutivi.

9 ottobre 2014
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