Molti italiani non sono informati sulle possibilità offerte dall’Uno contro Zero. Questo uno dei punti salienti nel rapporto presentato oggi da Ecodom e Cittadinanzattiva, realizzato per le due organizzazioni dalla Ipsos Italia. Tema centrale dell’indagine, svolta attraverso 2.121 interviste (campione stratificato e casuale), la conoscenza dei decreti relativi al conferimento dei RAEE e il comportamento tenuto da parte degli intervistati.

Come ha ricordato il Consorzio Ecodom la gestione dei RAEE in Italia è regolata attraverso due decreti: “Uno contro Uno” e “Uno contro zero”. Il primo fa riferimento all’obbligo di ritiro, da parte dei punti vendita, di un rifiuto elettronico in corrispondenza di un nuovo acquisto (prodotto equivalente) ed è in vigore da giugno 2010.

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Il decreto “Uno contro Zero” è invece in vigore da aprile 2016 e prevede l’obbligo, da parte dei punti vendita la cui superficie supera i 400 metri quadrati, di ritirare piccoli RAEE anche in assenza di un acquisto da parte di chi conferisce il rifiuto elettronico.

Entrando più nel dettaglio del rapporto, esposto oggi alla presenza tra gli altri del presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci e del presidente Comitato di Vigilanza e Controllo RAEE Davide Rossi, la conoscenza del decreto “Uno contro uno” ha segnato un incremento nella conoscenza (+13% rispetto al 2011) da parte degli intervistati.

Tuttavia solo il 30% ha dichiarato di conoscere a fondo i contenuti, mentre ben il 44% ha sostenuto di non conoscerlo affatto. Ad aver utilizzato il servizio almeno una volta (in media 2,6 volte) è invece il 42% degli intervistati. Numeri ancora contenuti per l’Uno contro Zero, che vanta una “popolarità” del 18% (con punta del 23% relativa alla popolazione delle isole maggiori).

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Stessa percentuale (18%) anche per quanto riguarda la corretta conoscenza di quali sono i vari tipi di RAEE. Chi li sa riconoscere solo a grandi linee rappresenta il 40% mentre il 42% ha dichiarato di non conoscerli affatto. Principali fonti di informazione in tal senso sono viste le amministrazioni pubbliche e le aziende di igiene urbana (entrambe al 31%), mentre i negozianti rappresentano la scelta soltanto per il 10% del campione.

La pericolosità di un conferimento scorretto dei RAEE (in relazione al possibile impatto su suolo, acqua e aria) è percepita come concreta da 8,7 intervistati su 10 (87%). Per quanto riguarda invece il possesso entro le mura domestiche, la percentuale di rifiuti elettronici corrisponde al 7,4% delle apparecchiature possedute.

In generale il conferimento dei RAEE segue percorsi virtuosi (60% società di igiene urbana, 9% negozianti), ma permangono diversi esempi di comportamenti scorretti (17%). Tra gli oggetti più conferiti in maniera impropria figurano lettori MP3 (45%), spazzolini elettrici (29%), calcolatrici e cuffie (27%).

Secondo quanto hanno riferito gli intervistati le responsabilità per gli scarsi risultati di raccolta andrebbero addossate agli stessi cittadini secondo il 35% (si sale al 41% a Roma), seguiti da amministrazioni pubbliche (30%, -9% rispetto al 2011), canale distributivo (13%) e produttori (11%). Come ha dichiarato Giorgio Arienti, direttore generale Ecodom:

La conoscenza dei RAEE e la consapevolezza dell’’importanza della loro raccolta differenziata sono ancora poco diffuse tra gli italiani. Nelle nostre case ci sono moltissime apparecchiature non utilizzate o non funzionanti, soprattutto di piccole dimensioni, per il cui conferimento la distribuzione ha ancora un ruolo secondario.

Il ritiro ‘uno contro zero’ è pressoché sconosciuto, sebbene se ne intuiscano le potenzialità per quanto riguarda l’’incremento della raccolta: perciò il Consorzio, che nel 2016 con 95 mila tonnellate ha gestito il 33% del totale dei RAEE del Sistema RAEE italiano, continuerà a lavorare per far conoscere questo importante servizio gratuito”.

21 febbraio 2017
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