In un futuro non molto lontano i dispositivi elettronici di uso comune che acquisteremo, dai cellulari ai computer, saranno in grado di autodistruggersi a fine vita. Una caratteristica che permetterà di ridurre i rifiuti elettronici recuperando facilmente e senza costi eccessivi le materie prime da riciclare. A cimentarsi in quest’impresa è un team di ricercatori della University of Illinois coordinato dal professor Scott R.White, un ingegnere aerospaziale.

Le caratteristiche dei dispositivi elettronici capaci di autodistruggersi sono state descritte dagli scienziati in un articolo apparso sulla rivista scientifica Advanced Materials. L’équipe del professor White ha avviato una collaborazione con il dottor A. Rogers del Frederick Seitz Materials Laboratory.

Rogers in passato era già riuscito a creare dei dispositivi biomedici per uso temporaneo, capaci di sciogliersi in acqua alla fine del periodo di utilizzo. Il gruppo di ricerca si è ora concentrato su nuovi modi per disintegrare i dispositivi, sfruttando la luce ultravioletta, il calore o stimoli meccanici.

I dispositivi elettronici messi a punto dagli scienziati si basano su circuiti in magnesio stampati su materiali sottili e flessibili. I ricercatori hanno rivestito i dispositivi con uno strato di cera in cui erano state intrappolate delle goccioline microscopiche di acido.

Quando i dispositivi si riscaldano, la cera si scioglie e libera l’acido intrappolato al suo interno, dissolvendo in breve tempo l’apparecchio elettronico. La reazione può essere innescata anche a distanza, grazie a un ricevitore incorporato nel dispositivo e a un induttore che si attiva su comando dell’utente.

I ricercatori sono in grado di controllare i tempi di degradazione del dispositivo, aumentando o diminuendo in base alle esigenze lo spessore dello strato di cera, le concentrazioni di acido e la temperatura. Il dispositivo può essere progettato per autodistruggersi entro 20 secondi dal ricevimento del segnale o dopo due minuti.

Intervenendo sulla composizione delle singole parti del dispositivo è possibile distruggere solo i materiali non riciclabili e recuperare le materie prime da riutilizzare, ridotte allo stato molecolare. Un procedimento che eviterà lo smaltimento in discarica di tonnellate di rifiuti pericolosi, riducendo l’impatto ambientale dell’elettronica di consumo.

L’invenzione è stata accolta con un misto di entusiasmo e scetticismo. Alcuni fanno notare che per evitare esplosioni accidentali dei dispositivi, quando le temperature esterne salgono, sarà necessario studiare dei meccanismi protettivi e affinare ulteriormente la tecnologia.

27 maggio 2015
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