Nuovo appello di Ecopneus, che svela come il settore della raccolta differenziata di pneumatici usati sia in crisi. Il problema è dovuto ai contributi necessari ad un corretto smaltimento, che sono limitati perché proporzionati al numero di pneumatici che ogni anno vengono prodotti e venduti secondo un percorso regolare (circa 400 mila tonnellate). Sono però ben 60 mila le tonnellate di quelli che seguono un percorso meno ortodosso o diciamolo pure, illegale. È qui che si perde il bandolo della matassa.

Il sistema di raccolta si regge grazie al contributo che viene destinato ad ogni pneumatico che esce sul mercato con regolare fattura. Tutti poi dovrebbero essere raccolti e smaltiti in maniera corretta, anche quelli acquistati in nero.

È il principio che ha seguito Ecopneus fino all’anno scorso, ma si è trovata a fine anno a dover bloccare la raccolta per aver sforato abbondantemente il numero di PFU (Pneumatici Fuori Uso) previsti come target dalla legge.

Nel 2015 il bilancio è stato chiuso con un deficit di due milioni e mezzo di euro a causa delle 18 mila tonnellate di pneumatici usati raccolti in più rispetto all’obiettivo previsto. Nel 2014 l’eccedenza era stata addirittura di 30 mila tonnellate. Il 2016 comincia all’insegna dello stesso problema: solo nel mese di gennaio sono state raccolte 25 mila tonnellate di PFU a fronte di un target prefissato di 18 mila. Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus esprime la propria preoccupazione:

I soldi non ci sono per raccogliere tutto. A causa di questi flussi irregolari, si rischia per il terzo anno consecutivo di dover interrompere ad un certo punto la raccolta sul territorio.

Il problema è serio perché si tratta di interrompere un servizio fondamentale per il riutilizzo delle risorse, che sono servite per la produzione della gomma che può così essere riciclata invece di finire in discarica. Esistono 60 realtà in Italia che effettuano raccolta differenziata dei pneumatici giunti a fine vita, ma Ecopneus, come spiega Corbetta, è:

Tra i pochissimi se non l’unico soggetto che fa la raccolta su tutto il territorio nazionale, anche nelle zone più costose come le Isole e le aree montane.

Perché il sistema stia in piedi bisogna far rientrare la vendita illegale in un circuito di legalità. Secondo Corbetta servono più controlli e informazione, per far capire anche a chi acquista che comprare in nero è un danno per l’erario e per il bene di tutti.

22 febbraio 2016
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I vostri commenti
mexsilvio, lunedì 22 febbraio 2016 alle20:11 ha scritto: rispondi »

E' INUTILE CHE SI CONTINUI A PARLARE DI ECORECUPERI ..!! QUANDO SONO I COMUNI PER PRIMI A NON VOLERE PIU'LA RACCOLTA DIFFERENZIATA , ESCLUDENDO PROPRIO I RIFIUTI PIU' PERICOLOSI DALLA RACCOLTA ..!! ED I CITTADINI DOVE SONO INVITATI A BUTTARLI ...?? NEI PARCHI ..???? BASTA LEGGERE L'ULTIMA ORDINANZA COMUNALE .. DI UN COMUNE DELLA PROVINCIA DI TORINO ..!!??

ercole, lunedì 22 febbraio 2016 alle13:43 ha scritto: rispondi »

E sempre un problema, di interesse, che coinvolga economicamente il consumatore.

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