Giovedì 12 maggio è stata presentata dal CIC (Consorzio Italiano Compostatori), in occasione della tavola rotonda “Dal biowaste una filiera virtuosa made in Italy”, la nuova ricerca “La filiera del rifiuto organico. Un patrimonio italiano da valorizzare” commissionata dallo stesso ad Althesys Strategic Consultant. I numeri più importanti sono 6, i milioni di tonnellate raccolte nel corso del 2014 e 1,6, i miliardi di euro di valore raggiunti dal settore.

Precisamente dal 2011 al 2014 le tonnellate raccolte sono passate da 4,5 milioni a 5,7, con una crescita del 27%. Come spiega Alessandro Canovai, presidente del CIC, la raccolta del rifiuto organico:

È il fulcro della raccolta differenziata in Italia costituendone il 43%. Secondo le nostre stime entro il 2020 saranno raccolti e riciclati fino a 8 milioni di tonnellate di rifiuti organici all’anno.

È la filiera del riciclo a più alta crescita e a maggior potenziale futuro, rappresentando un volano per occupazione e investimenti nonché un settore cruciale per la politica dei rifiuti in Italia.

Attualmente sono 12.000 le persone impiegate nel settore, ma secondo la ricerca potrebbero aggiungersene altre 5.000 entro il 2020, con un aumento del giro d’affari di 300 milioni di euro. Compostaggio e digestione in particolare sono a buoni livelli, ma avrebbero ancora ampio margine di crescita: si potrebbe arrivare a quota 72,5%, per un valore di 2,5 miliardi di euro di benefici.

Anche la produzione di biometano, considerando investimenti per 400 milioni di euro, potrebbe portare a 1,3 miliardi di ricadute entro il 2020, con vantaggi soprattutto per le aree del Centro-Sud Italia.

Buoni risultati quindi, che meriterebbero maggiori investimenti e maggiore considerazione anche da parte della politica. Massimo Centemero, direttore del CIC, esprime le proprie preoccupazioni:

Ci rammarichiamo anche dell’attuale formulazione dell’articolo 41 del Disegno di Legge (Collegato Agricoltura, AS 1328-B) che dispone l’esclusione degli sfalci e le potature di parchi e giardini dal campo di applicazione dei rifiuti.

Attualmente sono più del 33% i rifiuti provenienti dallo sfalcio che confluiscono nell’organico. Se tale norma passasse una notevole quota di materiale che potrebbe diventare energia verrebbe sprecata, e richiederebbe invece un incremento dei costi per il trattamento che inevitabilmente cadrebbe sulle spalle dei cittadini.

16 maggio 2016
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