Fare la raccolta differenziata è un preciso dovere civico, oltre che un’importantissima azione in aiuto all’ambiente che a noi non costa molto, ma che a livello globale può fare una differenza enorme. Si parla sempre più spesso di rifiuti come risorsa, nuovi processi tecnologici aiutano a riciclare una frazione sempre maggiore di materia recuperata e dove non c’è il riciclo può esserci comunque il recupero per vari fini.

In tutto questo la qualità della raccolta differenziata ha un valore essenziale, ma spesso capire come attuarla correttamente può essere un problema. Esiste tutta una serie di materiali circa il cui smaltimento il cittadino medio ha dei forti dubbi. Le amministrazioni cercano di aiutare specificando nelle guide che rendono disponibili alla cittadinanza “cosa vada dove” oppure intervenendo con azioni di formazione all’interno delle scuole.

Eppure difficilmente si riesce ad affrontare tutto lo scibile di questa complessa materia, regolamentata da una normativa e da un’organizzazione del servizio non sempre semplice da capire.

Vediamo per ogni tipologia di rifiuti quali possono essere i materiali che confondono di più il cittadino e che proprio per questo, nella maggioranza dei casi vengono conferiti in modo scorretto, creando a volte problemi anche durante le fasi di recupero.

Carta

Uno dei principali dubbi sorge nel momento in cui si deve conferire il tetrapack, materiale costituito per il 74% da carta, tra l’altro di ottima qualità in termini di fibra e quindi riciclabile un elevato numero di volte. Il materiale è rivestito di un film plastico e a volte dispone di un tappo in plastica.

Nei Paesi extraeuropei viene recuperata ogni parte del tetrapack e questo perché lì il costo dell’energia è inferiore al nostro. In Italia, grazie ad un accordo con COMIECO (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) viene recuperata appunto la parte cellulosica e quindi nella maggior parte dei Comuni il conferimento corretto è con la carta.

Altro punto dolente è quello della carta sporca: cartoni della pizza, carta casa, sacchetti del pane sporchi di olio o comunque di cibo vanno nel rifiuto organico, anche quando sono stampati.

Plastica

La plastica, o meglio le materie plastiche, sono il materiale la cui gestione risulta più complessa. Esistono 48 tipologie di plastica classificate ciascuna con un codice. Tra queste PET (polietilentereftalato), PE (polietilene) e HDPE (polietilene ad alta densità) vengono riciclati da diversi anni.

Dal 2001 COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) raccoglie tutti gli imballaggi in plastica e si impegna a trovare soluzioni per il riciclo di ciascun materiale. Oggi per esempio viene riciclato anche il polipropilene (PP).

Uno degli aspetti che fa la differenza è se un materiale può essere considerato imballaggio o meno, quindi tutto ciò che è considerato imballaggio va nella plastica, ma non proprio tutto viene riciclato e i motivi per cui ciò accade sono diversi.

Gli imballaggi vengono divisi tra “prodotto“, destinato al riciclo, e “sottoprodotto“, come ad esempio i vasetti dello yogurt (che possono essere in polistirolo o in polipropilene) che sono imballaggi, ma non vengono riciclati perché richiederebbero processi troppo costosi per la comunità. Il loro fine ultimo è quindi la discarica o il termovalorizzatore, dove vengono recuperati in termini di energia prodotta dalla combustione.

In altri casi il percorso di un materiale dipende dall’azienda: se un’azienda produttrice di imballaggi paga il contributo CAC (Contributo Ambientale CONAI) quel materiale sarà riciclato altrimenti potrebbe finire nell’indifferenziato. Spesso i Comuni si organizzano per raccoglierli comunque, cercando di farli pervenire ad aziende che ne attuano il riciclo senza però avere in cambio il contributo previsto da COREPLA e anzi pagando le spese per il trasporto.

I non imballaggi arrivano al termovalorizzatore, ma non tutti possono essere bruciati. Quelli con contenuto di cloro troppo elevato (come il PVC) se bruciati in modo scorretto potrebbero produrre diossina, per cui sono destinati alla discarica.

Vetro

Per un corretto riciclo del vetro è molto importante non conferire cristallo, pirex, specchi o confezioni in vetro di farmaci. Alcuni non sono assimilabili al vetro e quindi non possono essere fusi insieme ad esso, altri, come i contenitori dei medicinali, sono considerati rifiuto speciale e devono essere portati negli appositi contenitori che sono disponibili nelle farmacie. Tutti questi materiali comportano tutta una serie di fasi di selezione, allo scopo di eliminarli, che fa aumentare notevolmente i costi del riciclo.

Particolare attenzione va posta alla ceramica: spesso viene conferita insieme al vetro, ma dà in realtà notevoli problemi in fase di riciclo perché nonostante le ripetute fasi di selezione non si riesce a toglierla completamente. Nonostante venga poi sminuzzata in parti delle dimensioni di granelli di sabbia, durante la fusione del vetro genera inclusioni che costituiscono imperfezioni e determinano lo scarto del pezzo difettoso.

Organico

Forse la parte più semplice è proprio l’organico. Si tratta di qualsiasi scarto di natura alimentare. Qualche dubbio può sorgere nei confronti della carta sporca, che come si è detto è corretto conferire in questa categoria.

Altri materiali che possono creare dubbi e dei quali spesso non si dice molto nelle guide fornite dalle amministrazioni ai cittadini sono i gusci della frutta secca o piccoli pezzi di legno come gli stuzzicadenti: entrambi devono essere conferiti nel cosiddetto “umido” e anzi sono una fonte di carbonio che va ad aiutare i processi di fermentazione che trasformano il rifiuto in una risorsa (compost) o come base per la produzione di biogas.

11 agosto 2015
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