La rabbia è una malattia infettiva che può colpire tutti gli animali a sangue caldo e può essere trasmessa anche all’uomo. Tra le cause scatenanti il morso o il contatto di una ferita da parte di un animale infetto, definito esemplare serbatoio. Solitamente il veicolo maggiore di trasmissione è il pipistrello, ma anche moffette, roditori, procioni, cani e volpi.

Il coinvolgimento diretto dell’animale serbatoio, che sovente è rappresentato dal pipistrello, può incidere drammaticamente sull’incidenza del virus e la sua diffusione. Basta un morso e la malattia si diffonde, passando da animali selvatici a domestici e tra simili. L’uomo può subire il contagio se morso da un animale non vaccinato, ad esempio un cane ammalato, e la malattia è potenzialmente mortale, soprattutto per le donne in gravidanza.

Sintomatologia della rabbia

RabbiaRage via Shutterstock

Il virus, presente nelle ghiandole salivari, penetra nell’organismo del ricevente, infettando le fibre muscolari della parte colpita ed effettuando la prima replicazione. Successivamente si sposta andando a colpire le fibre nervose, fino a raggiungere progressivamente il sistema nervoso centrale. A questo punto si diffonde nuovamente verso la zona salivare, per ottenere una nuova replicazione in funzione del contagio.

Le fasi principali della rabbia sono tre: prodromica, furiosa e paralitica. Un segnale della presenza della malattia è dato da repentini e drastici cambi comportamentali: timidezza, aggressività, eccitabilità, irritabilità. A questi si possono associare febbre, salivazione abbondante, paralisi muscolare, mancanza di coordinazione, tendenza a mordere, convulsioni e nell’uomo cambio del tono di voce e allucinazioni. Se non trattata per tempo la rabbia può condurre alla paralisi quindi alla morte.

Terapia e vaccino

Per impedire la diffusione si effettua una vaccinazione sull’animale domestico sin dalla 12 esima settimana, con relativi richiami. Il decorso della malattia in un animale infetto spesso conduce alla morte, per questo è importante sottoporre il caso alle autorità competenti e avvisando il veterinario. Per quanto riguarda l’uomo non vi sono cure efficaci dopo l’insorgenza delle problematiche neurologiche. Solo con qualche profilassi sperimentale, in casi molto rari, è stata dimostrata la remissività della malattia.

In caso di morsi da animali potenzialmente ammalati è bene avvisare il medico, quindi osservare il comportamento per una decina di giorni. Nel caso non presentassero nessun sintomo di quelli sopra descritti è possibile scongiurare la presenza del virus. Ma se l’animale è selvatico e non monitorabile, è importante recarsi dal medico per un ciclo di vaccinazioni. Importante la tempestività per impedire il danno neurologico: la prima iniezione verrà effettuata nella zona del morso e sarà ad azione rapida, per impedire la penetrazione del virus. Le successive saranno 5 iniezioni di richiamo nell’arco di 14 giorni, per permettere al corpo di riconoscere il virus e debellarlo.

3 febbraio 2014
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