Quorum raggiunto e vittoria dei Sì: i commenti politici

Dopo il netto raggiungimento del quorum, con un 57%, e la probabile e schiacciante vittoria dei Sì al referendum (di cui daremo i dati definitivi più tardi), che di fatto cancella le leggi sulla privatizzazione dei servizi idrici, sul nucleare e sul legittimo impedimento, è tempo di commenti. Difficile stare dietro a tutti, visto che in queste ore convulse in molti cantano vittoria, mentre altri non vedono nessuna sconfitta.

Il più colorito di tutti è forse Beppe Grillo:

Siamo ancora un popolo! è stato raggiunto il quorum per tutti e 4 i referendum. Per il nucleare è il secondo referendum con cui i cittadini hanno mandato a fanculo i partiti. Vedremo se avranno il coraggio di riproporlo.

Gongola, ed è comprensibile, anche il leader del PD, Pier Luigi Bersani, che fra le altre cose nota:

Non ho bisogno di sottolineare l’enormità del dato, dopo 16 anni che il quorum non veniva raggiunto. Tutte le regioni italiane hanno superato il quorum.

E se Vendola recupera il significato politico intrinseco dei referendum – “Oggi vince l’Italia dei beni comuni, perde l’Italia delle lobby” – e forse il mondo delle associazioni quello che si assume per primo il compito di un’analisi complessiva. ad esempio, per bocca di Stefano Leoni (WWF Italia):

È un’Italia capace di futuro, quella che ha contribuito al raggiungimento del quorum. Fuori dai canali ufficiali dei media generalisti, mille volti e mille voci in rete non hanno ceduto alla consegna del silenzio o dell’indifferenza, dimostrando una voglia di partecipazione impetuosa, che si è espressa attraverso canali di comunicazione non convenzionali. Il popolo italiano ha voluto dire la sua su scelte fondamentali per il futuro della comunità nazionale quali quelle relative alla gestione dell’energia e dell’acqua, nel rispetto del principio di equità sociale e tra la attuali generazioni e quelle future.

Dall’altra parte della barricata, il Ministro Ignazio La Russa è il più deciso a minimizzare l’accaduto, considerandolo un dato in linea con le attese:

Se non si fosse raggiunto il quorum sarebbe stato un grande boomerang per la sinistra che ha politicizzato l’appuntamento elettorale. Ma il fatto che il quorum sia stato raggiunto non cambia nulla per il governo.

Un po’ meno sereno, il deputato Claudio Scajola:

Questi referendum hanno dato due indicazioni, una sul piano politico e una sul merito. Sul piano politico si tratta di un segnale di forte disagio che l’opinione pubblica dimostra verso chi governa, perché così erano orientati i referendum. Credo che noi si debba lavorare in tempi celeri al di là delle persone per rimettere insieme il popolo del centrodestra e dei moderati, uscendo da alcuni accenti estremi.

Infine, Capezzone ritiene che il voto degli italiani sia un segnale sugli argomenti referendari, ma che non abbia molto a che vedere con l’appoggio complessivo al Governo:

Gli italiani hanno votato su alcune precise questioni, e non erano certo chiamati a pronunciarsi pro o contro il governo.

In tutto questo, registriamo con rammarico una poca attenzione da parte dei politici sul risultato di ognuno di questi quesiti. Non sta certo a noi discutere se questo è stato o meno un voto contro il Governo. Sicuramente, però, è stato un voto contro il nucleare e a favore della gestione pubblica dei beni comuni: ogni analisi dovrebbe partire da questo punto, indiscutibile.

Forse una dei pochi a partire da questa semplice constatazione è stata – i maligni diranno per coprire le magagne di una sconfitta – Roberta Angelilli (PDL):

Esprimo soddisfazione per il risultato referendario sul nucleare. La grande partecipazione popolare è la dimostrazione di quanto fosse importante ascoltare la voce dei cittadini giustamente preoccupati e spaventati dalla tragedia giapponese. Dopo questo risultato, in linea con quanto già stabilito dalla moratoria del Governo, per il futuro energetico del nostro Paese deve aprirsi una nuova fase, che deve necessariamente realizzarsi attraverso lo sviluppo e gli investimenti nelle fonti rinnovabili al fine di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Strategia Europa 2020. L’Italia, insieme agli altri Stati Membri che hanno abbandonato la strada del nucleare, dovrà però continuare a vigilare su tutti gli aspetti inerenti la sicurezza delle centrali presenti nel territorio Ue e nei Paesi limitrofi ai confini dell’Unione europea: rigide norme per la manutenzione degli impianti nucleari, chiusura delle centrali obsolete, test di resistenza e smaltimento sicuro delle scorie.

Certo desta qualche perplessità l’analisi di una continuità fra il voto e la moratoria voluta dal Governo.

13 giugno 2011
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