La possibilità che si perdano posti di lavoro a causa del taglio degli incentivi al fotovoltaico, previsto dal Quinto Conto Energia attualmente in discussione, è molto più reale di quanto si creda. Ne è convinto il comitato IFI, che riunisce diverse aziende italiane attive nell’energia fotovoltaica con impianti produttivi sul suolo nazionale che danno lavoro a centinaia di addetti. Come spiega Alessandro Cremonesi, presidente di IFI

Gli ordinativi sono stati bloccati e oltre 1500 posti di lavoro sono a rischio già dalle prossime settimane. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare: la maggior parte dei nostri associati ha già iniziato a chiamare la cassa integrazione per preservare le proprie imprese da conseguenze che andranno peggiorando se continuerà questa situazione di incertezza normativa

Cremonesi parla di un vero e proprio smantellamento dell’industria nazionale del fotovoltaico, causato dai tagli agli incentivi che non sono mai stati smentiti dal Governo nazionale:

Il dibattito in corso rivolto principalmente al caro-bolletta o alle speculazioni imputate al settore fotovoltaico distoglie l’attenzione dalla situazione reale e dal grave momento che l’industria nazionale sta vivendo. In assenza di provvedimenti immediati e mirati alla salvaguardia della competitività italiana ed europea nei confronti di quella cinese non avremo più un’industria nazionale e verranno lasciati a casa non solo i nostri lavoratori ma gli oltre 100.000 addetti dell’indotto e dell’attività di realizzazione di impianti fotovoltaci

Per correttezza, però, va notato che quando con il Quarto Conto Energia furono tagliati gli incentivi e contemporaneamente istituito il “bonus UE” per i pannelli fotovoltaici realizzati in Europa il comitato IFI non ebbe molte remore ad approvare il provvedimento. Se l’industria fotovoltaica italiana guardasse meno al proprio orticello e iniziasse a difendere il fotovoltaico in quanto tale, non in quanto italiano o europeo da contrapporre al cinese e all’americano forse otterrebbe risultati migliori quando si confronta con la politica.

Riceviamo e pubblichiamo una precisazione giuntaci da IFI:

In riferimento a quanto scritto nel presente articolo, tengo solo a precisare che il Comitato IFI non approvò, ma fu strenuo propositore del “bonus UE” al fine di ristabilire un equilibrio competitivo basato su regole e condizioni uguali per il settore. Invece, oltre ad un calo del 40% dei prezzi al dettaglio dei moduli fotovoltaici nel 2011, il prezzo dei moduli cinesi ha registrato un ulteriore 40% di ribasso rispetto a quelli praticati per prodotti italiani e/o europei, che significa fare dumping, una pratica scorretta in un sistema basato sulla libera concorrenza. Nonostante ciò, il provvedimento del premio Made in UE introdotto con il IV Conto Energia non ha sortito i desiderati effetti rispetto al riequilibrio della competitività in quanto basato su una regola che permetteva anche alle industrie extra-europee di beneficiare di un premio destinato alla salvaguardia dei prodotti europei, se contenenti anche in minima parte componenti Made in UE.

Quello che ci auspichiamo con il V Conto Energia è una correzione di questo principio per garantire la continuità e lo sviluppo del settore fotovoltaico e permettere all’industria italiana di beneficiare di incentivi previsti dal Governo italiano senza che vengano sottratti da produttori extra-europei, come tra l’altro avviene nella stessa Cina, che garantisce incentivi a prodotti realizzati con almeno l’80% di componenti cinesi, o in India, dove la percentuale sale al 100%. In ultimo, ricordo che sistemi di salvaguardia della parità competitiva del mercato sono stati introdotti anche in Grecia, con un bonus del 10% per i prodotti made in greece, la Francia è nella stessa direzione e che gli stessi USA si sono dovuti tutelare rispetto al dumping cinese, con la sottoscrizione di una legge a favore di dazi all’importazione di moduli cinesi.

Cordiali Saluti

Alessandro Cremonesi, Presidente Comitato IFI

4 aprile 2012
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