La posizione delle Regioni sul Quinto Conto Energia è troppo morbida e gli emendamenti che gli enti locali sono disposti ad accettare vanificano gli sforzi delle Regioni stesse per salvaguardare la filiera fotovoltaica italiana. Pollice verso del Comitato IFI sull’esito dell’ultima Conferenza Stato-Regioni durante la quale è stata trattata la riforma degli incentivi al fotovoltaico.

IFI si preoccupa soprattutto del bonus UE, uno dei suoi cavalli di battaglia, che con l’avallo delle Regioni potrebbe essere destinato solo agli impianti da almeno 100 kW di potenza. Questo, secondo il comitato, si tradurrebbe in una decisione politica di regalare il mercato dei piccoli impianti ai cinesi:

Una misura che se dovesse trovare conferma nel testo definitivo del V Conto Energia, permetterebbe alle industrie cinesi produttrici di pannelli fotovoltaici di operare senza alcuna concorrenza al di sotto dei 100kW e quindi al di fuori del meccanismo di controllo del Registro dove entrerebbero in sostanza i soli impianti realizzati con componentistica “Made in EU”.

Questo perché il meccanismo del bonus UE si intreccia con la soglia di potenza oltre la quale scatterebbe l’obbligo di iscrizione ai registri del GSE. Una soglia ancora in discussione con una forbice che va dai 12 kW della proposta governativa ai 20-50 kW richiesti dalle Regioni, con opzione di tenere gli impianti su edifici pubblici sempre e comunque fuori dall’obbligo dei registri.

Il mix di questi tetti burocratici e di potenza, secondo il presidente di IFI Alessandro Cremonesi, potrebbe portare a situazioni paradossali:

Si potrebbe addirittura giungere alla paradossale possibilità per gli impianti realizzati con moduli cinesi di beneficiare di un ulteriore premio, quello per l’amianto, che, sommato alle pratiche di dumping già messe in atto negli ultimi due anni, allargherebbe in modo ancor più marcato la forbice tra prezzi applicati da aziende cinesi ed europee, non permettendo la sopravvivenza di queste ultime. Inoltre riconoscere un premio “Made in EU” ai soli impianti sopra ai 100kW creerebbe una discriminazione tra i fruitori degli stessi – gli utenti finali – ed escluderebbe ingiustificatamente i proprietari di impianti di potenza inferiore a 100kW dalla possibilità di ricevere tale premio.


Sintetizzando, Cremonesi teme che il complesso meccanismo degli incentivi possa addirittura creare un nuovo mercato di nicchia per i pannelli fotovoltaici cinesi:

In ultimo, nel caso remoto in cui non si dovesse prevedere la cumulabilità tra i due differenti premi, quello per il “Made in EU” e quello per lo smaltimento amianto, si potrebbe verificare la situazione paradossale per cui il mercato dei prossimi due anni risulterebbe costituito solamente da prodotti cinesi indirizzati nello smaltimento dell’amianto.

11 maggio 2012
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