Il GSE ha pubblicato oggi una nota esplicativa per chiarire alcuni dubbi sull’applicazione del Quinto Conto Energia. I maggiori problemi di interpretazione riguardano gli impianti sui tetti degli Enti Locali e della Pubblica Amministrazione, che hanno una modalità riservata di accesso ai registri per l’ottenimento degli incentivi al fotovoltaico.

Partiamo dai criteri per l’esenzione dai registri, che è il caso più fortunato perché prevede l’accesso diretto agli incentivi. Per ottenerla l’edificio deve essere di proprietà dell’Ente già alla data di entrata in esercizio dell’impianto e per tutta la durata del periodo di incentivazione. Qui, però, sorge un dubbio: qualora l’edificio con l’impianto fotovoltaico dovesse essere inserito in un piano di dismissione dei beni pubblici, e quindi venduto a privati, che fine farebbero gli incentivi? Se dovessero essere negati al compratore privato il palazzo perderebbe molto del suo valore di mercato.

In ogni caso il termine ultimo per l’entrata in esercizio di questi impianti è fissata per il 31 dicembre 2012. Ci sono, poi, delle cause di esclusione dalla graduatoria per gli impianti che devono passare dai registri GSE. Si va dall’incompleta presentazione dei documenti, come il documento di identità del sottoscrittore della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, all’assenza stessa della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Nella dichiarazione sostitutiva, poi, non ci devono essere modifiche, integrazioni, alterazioni apportate manualmente. E se il GSE sente il bisogno di specificare che non si possono compilare a penna i documenti, nel 2012, vuol dire che la PA italiana non è messa benissimo. Altra causa di esclusione è l’incertezza sul contenuto o sulla provenienza della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà o del documento di identità del sottoscrittore della dichiarazione.

Questo succede “per difetto di elementi essenziali o per presenza di parti non leggibili”. Tradotto: la fotocopia o la scannerizzazione devono essere complete e leggibili. Tutto ciò ha un sapore amaro e un nome molto sgradevole, quello del nemico pubblico numero uno del fotovoltaico italiano: burocrazia.

7 settembre 2012
Fonte:
GSE
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