Quattro animali estinti potrebbero tornare in vita

I progressi in ambito scientifico, soprattutto sul fronte della genetica, potrebbero risultare essenziali per la conservazione delle specie animali. Non solo evitando la scomparsa di molti animali oggi a rischio, ma anche e soprattutto riportando in vita specie provenienti dal passato. È quello che gli esperti chiamano il processo di “de-estinzione”, ovvero il recupero di animali ormai perduti grazie alla manipolazione genetica e la fecondazione in vitro di varietà simili ancora oggi disponibili.

Gli studi su questo fronte proseguono ormai da diverso tempo e, in linea generale, si basano sul recupero del codice genetico di animali ormai estinti, allo scopo di ottenere un embrione in laboratorio da impiantare in specie analoghe oggi esistenti. È quel che si sta cercando di fare per evitare la scomparsa del rinoceronte bianco settentrionale, di cui rimangono solo tre esemplari, tramite la fecondazione dei ben più numerosi rinoceronti bianchi meridionali. Ed è quello che potrebbe essere fatto con altre quattro specie, estinte nel ‘900.

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Il primo candidato, così come riferisce Quartz, è il tilacino, noto anche come tigre della Tasmania. Simile nelle fattezze a un lupo oppure a una volpe, con il corpo striato, in realtà si tratta di un marsupiale. L’ultimo esemplare avvistato risale al 1936, per una specie decimata da una caccia forsennata. Nel 2008, però, i ricercatori dell’Università di Melbourne sono riusciti a ricavarne il materiale genetico, conducendo diversi test per riportare in vita, in futuro, la specie. Segue quindi la cosiddetta rana dalla gestazione gastrica, ovvero una specie scoperta negli anni ’80 ed estinta a metà dello stesso decennio, capace di accudire i piccoli nella bocca e nell’apparato digerente. Nel 2013, i ricercatori dell’Università del New South Wales e dell’Università di Newcastle hanno avviato gli studi per la ricreazione della specie in vitro, sfruttando le uova di un vicino parente.

=> Scopri il ritorno della tigre della Tasmania


Del quagga, una sottospecie della zebra, non si hanno avvistamenti dal 1883. Considerando come il suo DNA sia proprio affine a quello delle zebre, tanto da essere praticamente sovrapponibile, dal 1984 sono in corso vari studi per cercare di riportare la specie in vita. Nel gennaio del 2005 un primo puledro è venuto al mondo, tale da condividere sia il patrimonio genetico delle zebre che dell’antico equino, mentre nel 2013 è nata la quinta generazione. Con la prosecuzione della specie, e l’affinamento del codice genetico dovuto alla riproduzione, gli scienziati sono certi a breve si otterranno degli animali identici agli originali. Il Tympanuchus cupido cupido, una sottospecie del classico tetraone delle praterie, è invece scomparso nel 1933, a seguito di una caccia senza sosta, poiché nel Nord America richiesto a scopo alimentare in sostituzione al tacchino. Un gruppo di conservazione, considerato il codice genetico affine ai tetraoni oggi in vita, sarebbe interessato ad avviare degli studi di recupero.

15 novembre 2017
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