La migliore notizia possibile per le aziende attive nel settore del fotovoltaico e delle fonti d’energia rinnovabili in genere sarebbe la messa a punto da parte del governo del Quarto Conto Energia. Del ritardo colossale con cui l’esecutivo sta terminando il lavoro per il decreto abbiamo già ampiamente parlato, oggi però sembra vedersi una luce dal fondo dal tunnel.

Uno degli elementi critici delle bozze fin qui circolate, accanto ai tagli ai finanziamenti già dal 2011, era il sistema dei tetti annuali; in questo modo, infatti, nessuna azienda o privato avrebbe avuto la garanzia di ottenere i finanziamenti nel momento dell’inizio dei lavori. Dalle parole del sottosegretario Stefano Saglia emerge, però, la volontà del governo di rivedere proprio questo punto, venendo incontro alle necessità esposte in questi giorni dalla associazioni di settore:

Stiamo ragionando su un tetto alla spesa sul modello tedesco visto che il cap alla potenza risulta così sgradito. Non abbiamo ancora deciso se verrà conteggiato ogni sei mesi o ogni anno. Il nuovo sistema prevede inoltre che nel 2017 non ci sarà più incentivazione.

Lunedì incontriamo la commissione tecnica della conferenza Stato-Regioni e poi mercoledì la conferenza Stato-Regioni. Credo che forse siamo arrivati al termine del percorso.

Numeri non ne faccio neanche morto, posso solo dire che dobbiamo traghettare senza penalizzare gli investimenti.

Restano da capire due cose, non così chiare nelle parole di Saglia:

  1. Ma per modello tedesco, s’intendono soglie di produttività, superate le quali si passa a un regime inferiore di finanziamenti (come è veramente il modello tedesco) o semplicemente, il tetto annuale ai finanziamenti verrà sostituito da un tetto semestrale alla potenza installabile?;
  2. Dopo il 2017 è prevista l’istituzione di un Quinto Conto Energia o i finanziamenti al settore rinnovabile non verranno più “rinnovati”?.

Pare evidente che dalla risposta a queste due domande dipende l’archiviazione delle dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo sotto la voce “buone” o “cattive notizie”. Anche se è chiaro che nel 2017 avremo un altro governo che non sarà costretto a prendere decisioni per forza coerenti a quelle volute dal duo Prestigiacomo-Romani.

15 aprile 2011
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