Quarto Conto Energia: le proposte di Assosolare

La bozza del Quarto Conto Energia, pur seguendo le direttive proposte da Confindustria, non convince le aziende di settore. Per questo motivo, Assosolare ha deciso di inviare una contro-proposta all’esecutivo.

In particolare ad essere sotto accusa, oltre la non progressività dei tagli, è l’introduzione dei tetti annuali ai finanziamenti. Molto meglio, spiegano quelli di Assosolare, sarebbe inserire degli obiettivi programmatici annui di 3,5 GW fino al 2016. Inoltre, Gianni Chianetta, presidente dell’associazione, richiede, a fronte dei necessari tagli ai finanziamenti, una semplificazione degli iter burocratici e nuove forme di sostegno al settore:

Chiediamo al Governo di adoperarsi per accompagnare la graduale riduzione degli incentivi con una radicale diminuzione dei tempi degli iter autorizzativi, che ad oggi si traducono in aumenti significativi dei costi degli impianti (anche fino al 17%) e della connessione alla rete (fino al 10% del valore dell’impianto).

Auspichiamo inoltre che sia incentivata la crescita e lo sviluppo della filiera industriale italiana mediante, ad esempio, forme di defiscalizzazione. E che venga costituito un tavolo di monitoraggio permanente con l’industria del settore fotovoltaico.

Nel dettaglio, i punti guida delle proposte di Assosolare sono esplicitati nello schema seguente:

  • Consentire un passaggio graduale tra sistema attuale e nuovo sistema, tutelando almeno il 2011 per salvaguardare gli investimenti ed evitare effetti retroattivi;
  • Definire il Quarto Conto Energia in modo da traghettare la crescita fino alla grid parity, con una riduzione graduale e progressiva degli incentivi, fino ad esaurimento previsto al 2016. Garantire quindi la stabilità del sistema incentivante, senza cambiamenti in corsa;
  • Considerare particolari forme di tutela per la filiera industriale italiana emergente;
  • Operare un controllo dei costi prevedendo un tetto di spesa di circa 6.9 miliardi di euro per un massimo di 20 €/MWh (nello scenario più costoso). Il tetto proposto di 6 miliardi €/anno al 2016 è ancora troppo basso;
  • No a tetti annuali che pregiudicherebbero la bancabilità degli investimenti, ma obiettivi annui indicativi di 3 GW fino al 2016, prevedendo riduzioni anticipate della tariffa in funzione della potenza installata, sempre nell’ottica del contenimento della spesa;
  • Ancorare la riduzione delle nuove tariffe al criterio della “fine lavori certificata” e non più all’entrata in esercizio degli impianti, ma con degli accorgimenti che scongiurino il ripetersi del “fenomeno Alcoa”.

Balza agli occhi che, a prescindere dalle sottigliezze, la proposta miri non semplicemente a salvare il salvabile, ma a rilanciare un settore anche oltre il sistema degli incentivi – garantendo un accompagnamento graduale al passaggio fra i vari sistemi. Una filosofia profondamente diversa da quella che sembra ispirare le bozze del governo.

30 marzo 2011
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento