Dopo l’approvazione del Quarto Conto Energia, l’accordo fra le parti sembra ancora abbastanza distante. L’ultimo parere contrario arriva infatti dal Consiglio regionale della Toscana, secondo il quale il decreto Romani metterebbe “in serio pericolo lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia”.

La dura presa di posizione è stata seguita dall’approvazione a maggioranza di una mozione che impegna direttamente il presidente della Giunta regionale a formulare una richiesta ufficiale al Governo affinché si provveda a una modifica sostanziale del testo del decreto.

In particolare, secondo la mozione sarebbero state introdotte delle misure che rischiano di bloccare completamente lo sviluppo del settore del fotovoltaico in Italia, quali ad esempio il limite di 8.000 MW per la potenza incentivabile o il divieto di installare impianti a terra aventi potenza superiore a 1 MW. Peggiore la situazione per quanto riguarda l’eolico, per il quale è stata addirittura introdotta una riduzione retroattiva del 30% degli incentivi, contestata anche dall’Unione europea proprio perché metterebbe a rischio gli investimenti già effettuati.

Dubbi, inoltre, anche per il sistema di aggiudicazione degli appalti per la realizzazione di impianti superiori a 5 megawatt (dovranno essere bandite delle aste al ribasso, N.d.r.), un meccanismo che, secondo la maggioranza dei consiglieri regionali della Toscana, da un lato riduce notevolmente le garanzie contro le infiltrazioni dellla criminalità e, dall’altro, blocca le leggi regionali di sostegno alle rinnovabili in edilizia.

Secondo il Consiglio, la soluzione alternativa dovrebbe essere rappresentata, principalmente, da un nuovo meccanismo di riduzione degli incentivi che sia proporzionale alla diminuzione dei costi di installazione, in modo da poter procedere alla definitiva abrogazione solo al raggiungimento della grid parity.

Un’ultima polemica riguarda infine il costo delle rinnovabili. Nella mozione si evidenzia che le cifre che gli italiani sono costretti a pagare con la bolletta (oltre tre miliardi di euro all’anno) non sono assolutamente riconducibili allo sviluppo delle rinnovabili, ma agli incentivi alle fonti assimilate (impianti che utilizzano calore di recupero, fumi di scarico, rifiuti, ect.), al Cip6 e all’eredità del nucleare.

27 maggio 2011
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