Si fa incandescente la situazione che riguarda il Quarto Conto Energia. Greenpeace ha ricordato con che ritardi il governo si stia apprestando a produrre un testo di legge. Come ribadito da Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, già semplicemente questo ritardo è spia dell’inadeguatezza dei ministri a governare questo fenomeno:

Le energie rinnovabili sono un comparto strategico per il futuro del paese. A questo mondo produttivo, dopo il disastro del decreto Romani, si risponde con una sola misura: il ritardo. E lo si fa sapendo che ogni giorno in più d’indeterminatezza del quadro normativo è un giorno in più di paralisi per l’intero settore, di congelamento degli investimenti, di incertezza, cassa integrazione o licenziamento per i lavoratori.

Ma non mancano neanche le critiche alle indiscrezioni circolate in questi giorni, con una bozza di legge giudicata per lo meno punitiva nei confronti di un settore così particolare. Assosolare, APER, Asso Energie Future e Grid Parity hanno anche approvato l’idea di passare al modello tedesco, ma a patto che sia davvero “tedesco”, prevedendo non tetti annuali, ma diversi scaglioni di incentivi – superato un tetto di GW i successivi allacci godrebbero di minori finanziamenti. Inoltre, tutti sembrano insistere su forti garanzie per il 2011, criticando implicitamente il taglio del 25% previsto dalla bozza.

E mentre il ministro Romani si rifiuta di incontrare Assosolare, in un articolo su Repubblica, Luca Pagni prova a spiegare sia i motivi per dire NO al nuovo decreto, sia le possibile ragioni che guidano le mani del ministro:

Solo i più grandi potranno permettersi di aspettare un anno per far ripartire gli investimenti. Anzi, il sospetto è che il provvedimento favorisca proprio le grandi utility, sia Enel ed Edison, sia le ex municipalizzate, che fanno delle rinnovabili solo una parte delle loro attività. Inoltre, secondo alcuni esperti gli impianti fotovoltaici, producendo energia solo di giorno, fanno concorrenza alle grandi centrali proprio nelle ore di picco, ma grazie agli incentivi a costi inferiori.

Insomma, se questo fosse vero, dietro il taglio agli incentivi ci sarebbero le stesse lobby dell’energia che da sempre si sono rese responsabili di buona parte dell’inquinamento atmosferico del nostro paese. Continueremo a tenervi informati.

12 aprile 2011
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