Continua con toni oltre il livello di guardia il dibattito sul nuovo decreto rinnovabili, che delineerà il Quarto Conto Energia. In ballo, com’è noto, il sistema di finanziamento sulle rinnovabili – e in particolar il settore fotovoltaico.

La reazione del mondo politico è stata particolarmente dura, in primis da parte dell’opposizione. Nichi Vendola, per esempio, ha sintetizzato il decreto come una sorta di canto funebre per l’intero settore:

Mentre i più grandi Paesi industrializzati del mondo sono impegnati verso la sostenibilità ambientale, liberandosi dalla dipendenza dei combustibili fossili, in Italia continuiamo a brancolare nel buio. Anzi si è fatto di più: si è voluto spegnere il sole.

Il PD, se sostiene anch’esso una linea critica nei confronti del testo della legge, concentra molta della sua attenzione anche sui tempi “biblici” che sono occorsi per la preparazione della legge. Non si può, infatti, negare che il governo si sia mosso con un ritardo spaventoso. E, come ha precisato Pierluigi Bersani, l’esecutivo si era posto una scadenza precisa, la prima decade di aprile, che è stata ampiamente e drammaticamente sforata – ricordiamo, infatti, che tra poco più di un mese il Quarto Conto Energia dovrà diventare operativo.

Nonostante questi problemi di tempistica, tarda ad arrivare l’accordo con le regioni. Le quali hanno chiesto di far slittare l’incontro sull’argomento, non nascondendo qualche perplessità di merito. Perplessità assolutamente condivisibili, ma che potrebbero aumentare il ritardo per una legge che si sta facendo assolutamente urgente. In questo senso vanno lette le parole del sottosegretario Stefano Saglia:

Spero che il rinvio chiesto dalle regioni sia legato a una necessità di approfondimento e lo concediamo perché le Regioni sono un architrave fondamentale, ma non può essere una dilazione visto che, anche a causa nostra, gli investimenti sono rallentati e devono ripartire.

Timori fondati quelli di Saglia, perché la riunione è stata fatta slittare al 28 aprile, a soli due giorni dalla scadenza ultima per la promulgazione del decreto. Il rischio è una paralisi legislativa che avrebbe dello scandaloso.

21 aprile 2011
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