In orbita intorno alla nana rossa Proxima Centauri, la stella più vicina al sistema solare, sono state trovate tracce di un Pianeta simile alla Terra. Il pianeta gemello ribattezzato Proxima b, si trova a “soli” 4,2 anni luce dal nostro ed è stato individuato da un osservatorio situato sulle Ande cilene. La massa minima è 1,27 volte quella della Terra.

L’incredibile scoperta è stata descritta su Nature. A compierla è stato un team di scienziati coordinato da Guillem Anglada-Escudé della Queen Mary University di Londra. Lo scienziato spagnolo non ha nascosto il suo entusiasmo:

Finora sono stati scoperti molti esopianeti e in futuro ne verranno individuati tanti altri, ma cercare un Pianeta simile alla Terra e vicino al nostro e riuscire a trovarlo per noi è stata un’esperienza unica.

Secondo l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF):

Proxima b, proprio per la sua imbattibile prossimità, avrà buone chance di monopolizzare per anni, o forse sarebbe più corretto dire per millenni, l’attenzione (e le risorse) di ogni programma per la ricerca d’una seconda Terra.

La scoperta è tutta europea. A individuarlo non sono stati i telescopi della NASA bensì quelli dell’ESO, lo European Southern Observatory, un’organizzazione di cui fa parte anche l’Italia.

È doveroso precisare che Proxima b per ora non è stato avvistato. La sua presenza è stata dedotta dalle perturbazioni sulla velocità della stella Proxima Centauri, impiegando il metodo delle velocità radiali.

Gli scienziati non hanno ancora alcuna informazione certa sulla sua massa massima, sull’eventuale presenza di un’atmosfera, di acqua o di organismi viventi. Gli scienziati ritengono che l’acqua potrebbe trovarsi allo stato liquido sul Pianeta per via delle temperature relativamente “miti” della stella madre, inferiori ai 2.800°C.

La distanza dalla stella è di 7,5 milioni di km, pari ad appena il 5% la distanza che intercorre tra la Terra e il Sole. Questo dato spinge gli scienziati a credere che il Pianeta non sia abitabile. Anche la radiazione stellare in banda ultravioletta e X, 400 volte più forte rispetto a quella che colpisce il nostro Pianeta, è un fattore deterrente per la vita.

Ciononostante la presenza di un’atmosfera potrebbe garantire la sopravvivenza di organismi viventi. Per scattare foto ravvicinate di questo Pianeta sarà necessario inviare nello spazio potenti micronavicelle spaziali. Queste missioni non avverranno prima del 2060. Che degli esseri umani possano trasferirsi sul Pianeta gemello della Terra è invece impossibile perché il viaggio fino a Proxima b durerebbe oltre 6 mila anni.

25 agosto 2016
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