Il protocollo di Kyoto compirà il prossimo 16 febbraio il suo settimo anno. Tempo di bilanci per i Paesi sottoscrittori nel 2005 di quell’accordo, volto alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’ottimizzazione e calo dei consumi energetici. Un trattato che ha puntato ad un’inversione di tendenza rispetto a fenomeno dei cambiamenti climatici e che ora presenterà il primo conto ai vari stati firmatari.

Riguardo Kyoto il ministro Clini pochi mesi fa ha rassicurato l’Italia affermando come il Paese rispettasse gli impegni presi per la riduzione delle emissioni entro il 2012, ma notizie opposte arrivano dalle indagini preliminari dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. Gli italiani hanno compiuto dei passi avanti, ma si fermerebbero a circa 1,5 punti percentuali dall’obiettivo: -4,8% a fronte del -6,5 richiesto.

Qualora venissero confermate le meno rosee stime europee, l’Italia pagherebbe per Kyoto un conto salato. Verrebbe portata davanti alla Corte di Giustizia Europea e da lì riceverebbe le multe previste per il mancato rispetto degli impegni. Tempo di bilanci quindi, mentre perplessità e timori vengono espressi anche nel mondo ambientalista.

Il Protocollo di Kyoto è stato un passo obbligatorio verso il controllo e a riduzione delle emissioni di CO2, ma un primo passo troppo timido e privo del necessario coraggio secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF. Giudizio negativo anche per quanto riguarda la posizione dell’Italia:

Mentre diversi paesi europei – spiega Midulla – hanno adottato strategie e politiche nazionali, noi quando usciremo dalla crisi ricominceremo ad inquinare, ora invece la nuova economia si basa sulla decarbonizzazione.


Critiche che riportano indirettamente a quello che la stessa WWF ha indicato come un grave fallimento: Durban. Dalla COP17 si attendeva un nuovo accordo, che consentisse il superamento di Kyoto e alzasse l’asticella per i Paesi in termini di maggiori impegni nella riduzione delle emissioni di gas serra. Ne è arrivato solo un impegno a sottoscrivere il prossimo trattato entro il 2015.

È notizia invece di pochi giorni fa l’entrata in vigore dal 1 marzo 2012 del Fondo Rotativo per Kyoto, uno strumento finanziario che sosterrà privati, pubblica amministrazione e imprese nella realizzazione di progetti sostenibili. A tasso agevolato verranno concessi prestiti per opere finalizzate alla costruzione di impianti rinnovabili, al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei gas serra.

Questo in sostanza il bilancio tirato dagli ambientalisti, in attesa di conoscere quello numerico stilato dalle organizzazioni di controllo nei prossimi mesi: a Durban si è evitato il fallimento totale del vertice, ma chiaramente è mancato un accordo condiviso sul confermare l’impegno nei confronti della lotta ai cambiamenti climatici che fosse in grado di andare oltre quello attuale. Questo settimo compleanno per il Protocollo di Kyoto doveva rappresentare solamente un’occasione per tirare le somme di quanto già realizzato, mentre ancora rappresenta l’unica speranza di arginare i sempre più disastrosi mutamenti del clima.

14 febbraio 2012
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