Prosciutto: sequestrate 300 mila cosce di Parma e San Daniele DOP

Prosegue lo “scandalo Prosciuttopoli”, ovvero la frode sul prosciutto di Parma e San Daniele. Ben 300 mila cosce di prosciutto sequestrate, per un valore al consumo di circa 90 milioni di euro, e 140 allevamenti di maiali posti sotto inchiesta dalla Procura di Torino.

La vicenda lede l’immagine dei prodotti Dop, la causa di tale scandalo è da ricercare nella vendita di prosciutti di origine protetta provenienti però da cosce di maiali nati con il seme di Duroc danese invece che con quello di Duroc italiano, usato perché genera animali più prestanti, che crescono più rapidamente e con meno mangime.

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L’accusa è dunque di frode in commercio aggravata per l’utilizzo di tipi genetici non ammessi dai Consorzi: sebbene non ledano la salute dei consumatori, i prosciutti italiani DOP sono considerati i migliori al mondo proprio perché sono previste norme severe sull’allevamento. Norme che, appunto, non sarebbero state rispettate.

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In base a quanto emerso dalle indagini effettuate finora l’introduzione in Italia del seme di Duroc danese per l’inseminazione dei maiali impiegati per la realizzazione dei prosciutti Dop sarebbe iniziata almeno quattro anni fa, diffondendosi rapidamente negli allevamenti situati in tutto il Nord Italia. Oltre al Prosciutto di Parma e al Prosciutto San Daniele, sono numerosi gli altri insaccati coinvolti in una vicenda che, pare, in pochi sembrano aver voglia di raccontare.

Anche la posizione dei Consorzi è poco chiara, con quello del Prosciutto di Parma che si è limitato a dichiarare che “nessuna coscia dei maiali provenienti dagli allevamenti coinvolti è diventata né diventerà Prosciutto di Parma ed eventuali cosce in stagionatura sono state facilmente identificate e, se del caso, distolte dal circuito”.

4 maggio 2018
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