Malgrado la sua posizione di rilievo sul mercato globale, in Cina una parte delle turbine eoliche entro i confini nazionali sono inattive. Dopo la riduzione degli investimenti sugli impianti e la loro parallela dislocazione in zone con migliore accesso alla rete, il governo di Pechino ha annunciato che questo gap potrebbe ridursi.

Il vice direttore del National Renewable Energy Engineering Information Management Center, Guo Yanheng, ha comunicato che il tasso di inattività delle turbine potrebbe scendere, entro la fine dell’anno, dal 17 al 12%: inoltre, rispetto a due anni fa, il tasso a inizio 2013 si era ulteriormente ridotto di due punti percentuali.

Il problema del sottoutilizzo diffuso delle turbine da anni preoccupa gli operatori del settore: in particolare da quando la capacità delle turbine, costruite nelle zone più ventose della Repubblica Popolare, ha superato la capacità della rete di assorbire energia. Il 2013 potrebbe essere però l’anno in cui questo rapporto subirà un ribaltamento.

Secondo Micheal Parker, analista di Sanford C. Bernstein & Co. A Honk Kong, se la capacità di trasmissione migliorerà entro il 2015 il “tasso di riduzione” (termine usato per individuare il sottoutilizzo delle turbine) potrebbe arrivare a cifre accettabili. L’analista ha spiegato:

L’intera industria è più matura di quanto non fosse tre o quattro anni fa, con operatori eolici che, quando decidono di costruire, non considerano più esclusivamente la velocità del vento e la disponibilità di terreni come criteri guida, ma anche la capacità di trasmissione della rete

Le parole d’ordine sono dunque una produzione più mirata e “slow” e un miglioramento della connessione: attualmente la Cina conta solo 4,8 GW di capacità eolica collegata alla rete. A questo scopo, sono appena stati stanziati 500 miliardi di yuan: l’obiettivo la costruzione di una rete nazionale con linee di trasmissione ad altissima tensione.

Inoltre, il governo cinese ha appena messo a punto un iter più rigoroso per i nuovi progetti on shore, con lo scopo di alleggerire gli oneri per la rete: a marzo, ad esempio, la National Energy Administration ha sospeso dei permessi di costruzione per nuovi progetti nel nord dello Jiling, nelle zone interne della Mongolia e nella provincia di Heilongjiang, già sovraccarichi. Guo Yanheng ha perciò comunicato:

Il nostro piano di installazioni su vasta scala, per il 2030 o per il 2050, dipende ancora in gran parte dal nord. Per cui l’obiettivo da qui in avanti sarà realizzare dei collegamenti sulle lunghe distanze, che connettano le regioni del nord del Paese con quelle del sud, in cui c’è carenza di energia.

9 settembre 2013
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cosimo, martedì 10 settembre 2013 alle9:45 ha scritto: rispondi »

da questo punto di vista è molto meglio concentrarsi sullo spingere in modo massiccio sull'installazione del fotovoltaico sulle decine di milioni di tetti civili commerciali ed industriali cinesi. Il fotovoltaico sarà meno produttivo dell'eolico ma ha il grosso vantaggio di poter essere autoconsumato da chi vive o lavora nell'edificio sul cui tetto è installato. In questo modo la rete sarebbe "stressata" solo per l'eventuale eccedenza e quindi si eviterebbero i miliardi di spese necessari alla costruzioni di linee con numeri da grande muraglia cinese per portare l'energia dal nord al sud della Cina con in più perdite energetiche lungo il percorso

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