Lo zucchero è più pericoloso del sale per l’ipertensione. Secondo un nuovo studio statunitense non sarebbe l’eccesso di sodio la causa principale della pressione alta, ma un alta concentrazione degli zuccheri presenti nel cibo processato e nelle bibite gassate.

Rispetto a circa 300 anni fa, quando l’assunzione di zucchero era di appena pochi grammi all’anno, ora gli statunitensi assumono ad esempio tra i 35 e i 68 kg ogni 12 mesi: una media giornaliera compresa tra i 24 e i 47 cucchiaini da tè al giorno, frutto soprattutto dell’assunzione di cibi processati e bevande zuccherate.

Secondo i ricercatori del Mid America Heart Institute di Kansas City, nel Missouri, chi assume almeno il 25% delle calorie giornaliere da zuccheri come il saccarosio, un disaccaride (composto dai monosaccaridi glucosio e fruttosio) utilizzato comunemente nei cibi processati, si sottopone a un rischio di malattie cardiovascolari triplo rispetto a coloro che vi fanno ricorso per meno del 10%.

Il rischio per chi supera ad esempio i 74 grammi di fruttosio al giorno sarebbe inoltre associato, spiegano i ricercatori, al 30% di rischio in più di superare i valori di 140/90 mm Hg per quanto riguarda la pressione sanguigna e un pericolo maggiore del 77% di superare i 160/100 mm Hg. Secondo quanto hanno riferito gli stessi autori dello studio:

Prove schiaccianti risultanti da basi scientifiche, studi sulla popolazione e indagini cliniche puntano il dito verso lo zucchero, in particolare il fruttosio monosaccaride, come sostanza che recita un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’ipertensione.

Inoltre, le prove suggeriscono che gli zuccheri e il fruttosio in particolare possono contribuire a un generale rischio cardiovascolare attraverso una varietà di meccanismi.

Un invito a correggere il tiro rispetto allo studio, pubblicato sulla rivista Open Heart, arriva però dal Prof. Francesco Cappuccio della University of Warwick, secondo il quale:

L’enfasi riguardo la riduzione dello zucchero e non del sale è sbagliata. Entrambi dovrebbero essere indicati alla popolazione per un approccio efficace nella prevenzione dei disturbi cardiovascolari.

Il passaggio di attenzione dal sale allo zucchero è scientificamente non necessario e privo di supporto.

11 dicembre 2014
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