Con il Presidente Barack Obama gli Stati Uniti hanno intrapreso un cammino verso una maggiore sostenibilità. Basti ricordare gli impegni presi alla COP21 e il Clean Power Plan, con il quale l’amministrazione Obama ha deciso una riduzione del 32% delle emissioni di CO2 da produzione di energia elettrica entro il 2030, rispetto ai valori del 2005 (anche se il piano per il momento è stato bloccato dalla Corte Costituzionale).

Tra poco però gli Stati Uniti vedranno un altro Presidente ai vertici del potere e viene lecito chiedersi cos’hanno intenzione di portare in campo i vari candidati, in termini di clima ed energia. Ecco i programmi che stanno proponendo Donald Trump, Hillary Clinton e Bernie Sanders:

Donald Trump

Sembra davvero essere il peggior incubo degli ambientalisti. Il multimiliardario sostiene con forza (come del resto tutti i Repubblicani) che il global warming sia solo una “bufala” e asserisce invece come sia fondamentale sviluppare ancora di più l’industria nazionale delle fonti fossili per rendere il Paese più competitivo.

Una volta eletto una delle prime cose che ha promesso di fare sarà smantellare l’EPA (Environmental Protection Agency), l’agenzia governativa ambientale che molto ha fatto in questi anni per la tutela dell’ambiente e che dovrebbe mettere in atto il Clean Power Plan.

Per il resto il suo programma, anche in termini energetici, è piuttosto scarno. Trump si è concentrato di più su tematiche come la lotta all’immigrazione clandestina, la difesa del diritto di possedere un’arma e la cancellazione della riforma sanitaria portata avanti da Obama.

Hillary Clinton

Nonostante parte della sua campagna elettorale sia stata finanziata dalle aziende delle fonti fossili (con 270.000 dollari), Hillary si dichiara favorevole alle fonti rinnovabili. Ecco per punti gli obiettivi a 10 anni che si è posta:

  • arrivare al soddisfacimento del fabbisogno elettrico delle famiglie americane solo con energia pulita;
  • aumentare del 30% l’efficienza degli edifici pubblici e residenziali;
  • installare almeno 500 mila moduli solari per raggiungere i 140 GW di potenza installata entro la fine del primo mandato;
  • dedicare incentivi, detrazioni fiscali e premi per le comunità a Stati, città e comunità rurali, per sviluppare le energie rinnovabili impegnando 60 miliardi di dollari nell’ambito di un Clean Energy Challenge;
  • tagliare il consumo di petrolio del 30%.

In tal modo ci sarebbe un’estensione del Clean Power Plan che comporterebbe un taglio delle emissioni di CO2 del 25% entro il 2025, rispetto ai valori del 2005 e dell’80% entro il 2050.

D’altra parte però la Clinton rimarrà con il piede in due scarpe: non ha intenzione di dire stop alle fonti fossili in quanto ritiene che siano ancora fondamentali per lo sviluppo, in particolare in alcune aree. Non vieterà il fracking, ma darà la possibilità ad ogni comunità locale di dire no ai progetti in questione.

Per quanto riguarda il nucleare Hillary ritiene che in futuro sarà una risorsa importante nel panorama energetico internazionale, soprattutto in vista di una necessaria sempre maggiore riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Bernie Sanders

La sua politica appare più chiara nell’opporsi sia al nucleare che al petrolio. Egli propone una moratoria sui nuovi impianti nucleari e vorrebbe istituire una carbon tax che sia in grado di favorire il disinvestimento nei confronti delle fonti fossili in favore delle fonti rinnovabili.

10 marzo 2016
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