Ieri a San Francisco, in California, sono stati annunciati i vincitori del Premio Goldman per l’Ambiente. Si tratta di 6 personaggi, ma anche di 6 storie, provenienti da varie parti del mondo.

Tra queste quella di Maxima Acuna, una contadina peruviana analfabeta di 47 anni, che è riuscita a vincere la battaglia contro un colosso minerario, tutelando la sua proprietà e la natura intorno. L’anno scorso tra i vincitori c’era stata anche Bertha Caceres, l’ecologista indigena honduregna che aveva impedito la realizzazione della mega diga sul Río Gualcarque, brutalmente uccisa il 3 marzo di quest’anno.

Il Premio Goldman (Goldman Environmental Prize) fu istituito nel 1989 dal filantropo americano Richard N. Goldman, insieme alla moglie, Rhoda Goldman. Ogni anno 6 ambientalisti, uno per ogni Regione scelta (Africa, Asia, Europa, Isole e Nazioni insulari, Nord America, e Sud e Centro America), vengono insigniti dell’onorificenza per il loro impegno per la preservazione dell’ambiente e del loro territorio.

La battaglia di Maxima Acuna inizia nel 2011, quando il Governo peruviano accorda una concessione di 7.400 acri a una società mineraria americana chiamata Newmont Mining Corporation. All’interno di questa superficie ricadeva anche la proprietà di Maxima Acuna e della sua famiglia.

La miniera Conga avrebbe avuto bisogno di questa porzione per poter avere accesso alla laguna Azul, che veniva utilizzata dalla famiglia Acuna per irrigare i campi e che avrebbe subito una netta trasformazione diventando un bacino di decantazione per la raccolta dei sottoprodotti tossici dell’estrazione, come il cianuro e l’arsenico.

Maxima, grazie al sostegno di GRUFIDES, organizzazione non governativa locale che fornisce assistenza alle comunità rurali contro le compagnie minerarie, è riuscita nel 2014 ad averla vinta, non senza aver sopportato angherie e pressioni di ogni tipo, comprese anche le percosse.

Alla fine sono state lei e la sua tenacia a vincere e il giudizio servirà da precedente per chiunque voglia difendere la propria terra dalle devastazioni create dagli interessi privati. Quest’anno insieme a Maxima hanno ricevuto il premio anche:

  • Zuzana Caputova – slovacca. L’avvocatessa, madre di due figli, con la propria lotta è riuscita ad arrivare alla chiusura della discarica di rifiuti tossici di Pezinok.
  • Leng Ouch – cambogiano. È riuscito, con qualche espediente, a documentare il taglio illegale degli alberi e ha denunciato la corruzione nelle concessioni pubbliche di terreni. In tal modo il Governo è stato costretto a ridimensionare la propria speculazione.
  • Destiny Watford – di Baltimora, negli Stati Uniti. La ragazza ha portato avanti insieme agli abitanti della città, una battaglia contro il progetto per la costruzione di un grande inceneritore, che sarebbe sorto vicino alla sua scuola.
  • Luis Jorge Rivera Herrera – di Puerto Rico. Ha guidato una campagna popolare che ha portato alla creazione di una riserva naturale nel Corridoio ecologico nordorientale, dove le tartarughe marine possono riprodursi.
  • Edward Loure – della Tanzania. È un Masai laureato in management, che è riuscito ad impedire che le popolazioni indigene locali fossero cacciate a causa dell’istituzione di parchi nazionali.

19 aprile 2016
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