Innegabile il ruolo da leader dei predatori in quanto dominatori, grazie alla loro potenza e intelligenza. Secondo alcuni studi il loro è stato un compito importante attraverso epoche ed ere geologiche, tanto da aver condizionato l’evoluzione e le dinamiche sociali. Non è escluso che sia in parte loro responsabilità l’azione di modellazione dell’evoluzione dell’uomo stesso, della sua intelligenza e delle sue azioni. La parola predatore ha origine latina ed è sinonimo di rubare, saccheggiare. Questa azione è il motore che spinge il predatore verso la sua meta e il suo obiettivo, con tutta la potenza e le armi a sua disposizione. Difficile per gli studiosi dimostrare l’effettivo ruolo dei saccheggiatori in tandem con l’evoluzione, perché queste azioni risalgono a tempi antichi e tecnicamente complicati da verificare.

Nonostante le dinamiche evolutive della terra rimangano un grande mistero, di certo la presenza dei predatori è sempre stata piuttosto preponderante tanto da risultare presenti anche sotto forma di molecole nel brodo primordiale. Come sostengono i ricercatori, alcune di queste molecole originarie mettevano in atto un comportamento predatorio e parassitario nei confronti delle colleghe, così da annientarle. Per contrastare l’azione violenza, molte di queste si sono unite e fondendosi hanno creato le prime cellule, le prime forme ibride di vita. Secondo lo studioso Armen Mulkidjanian:

La difesa contro i predatori e parassiti è stata la giustificazione primaria per la formazione delle cellule.

Questa probabilmente è una delle tante ipotesi che trova riscontro effettivo nel ruolo dei predatori all’interno dell’evoluzione, quelle prime cellule sono state definite procariote e comprendevano tutti i batteri e microbi meno noti. Una sorta di primo step verso la costituzione di un secondo gruppo: gli eucarioti, parte integrante di animali, piante e funghi. Apparsi 2 miliardi di anni fa con una forma energetica interna garantita dalla presenza dei mitocondri, diventati parte integrante degli eucarioti attraverso una forma predatoria. Ingerito dal predatore non è stato digerito ma ne è diventato parte attiva, un meccanismo che stabilisce un beneficio reciproco metabolico per entrambi.

Secondo gli studiosi, la necessità evolutiva di crescita li ha spinti a moltiplicarsi dal punto di vista cellulare, creando complessi meccanismi visibili solo a microscopio. Questo nel tempo ha spinto verso l’evoluzione degli animali, circa 635 milioni di anni fa, con la creazione di forme diverse e sempre più complesse dal punto di vista fisico. Come ad esempio la creazione della struttura scheletrica come arma di difesa evolutiva dai predatori e dallo schiacciamento fisico loro imposto. Ciò ha condotto gli esseri viventi alla fuoriuscita dall’acqua, alla perdita delle pinne e branchie, per alcuni animali, e la formazione evolutiva di zampe e polmoni. Secondo John Maisey del Museo Americano di Storia Naturale di New York, questo potrebbe essere avvenuto anche come necessità di fuga dal mondo acquatico, ricco di pericoli e insidie. Ma anche per la necessità di cacciare prede facili da raggiungere sulla terra ferma.

Il passaggio da queste forme ai primi mammiferi e dinosauri è avvenuto nell’arco di 150 milioni di anni, con la formazione di esemplari dal grande formato fisico. Una necessità fisiologica utile per scampare ai nemici e una struttura gigante per difendersi dai sabotatori più agguerriti. Probabilmente la predazione ha giocato un ruolo importante anche per l’uomo, costringendolo a passare dalla forma ripiegata a quella eretta. Un’alimentazione più completa e nutriente gli ha garantito uno step fisiologico importante, con lo sviluppo cerebrale e in particolare la sfera sinistra operativa contro i predatori. Il suo compito è quello di attivare un atto di difesa contro gli eventi inattesi, mentre la sfera destra è impegnata a procacciare il cibo. Un incentivo importante che ha favorito un miglioramento e una crescita delle capacità del cervello nell’uomo e negli animali.

28 dicembre 2014
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